Innovazione
09/08/2019

Le startup del food tech

By: Raffaele Maurici

Le iniziative imprenditoriali nel comparto agroalimentare


Se esiste un intreccio naturale tra innovazione e tradizione, la storia dell’alimentazione umana è certamente l’ambito che meglio lo interpreta. È questa tensione, più complessa che conflittuale, che da sempre alimenta la promozione nel mondo del saper fare italiano e delle sue eccellenze. Una narrazione vincente che ha avuto un’ampia risonanza durante l’Expo 2015 e, ancora oggi, ispira le migliori esperienze delle startup food tech italiane. Iniziative imprenditoriali, culturalmente avvedute, che non inseguono suggestivi effetti dirompenti ma operano, con cognizione di causa e originalità, alla ricerca non solo di nuove soluzioni ma anche di punti di equilibrio inediti. È questo elemento, storicamente distintivo della creatività italiana, che rende l’innovazione tecnologica del comparto agroalimentare italiano così ricca di potenzialità inesplorate.

Il food tech è un settore che spazia dall’agricoltura all’intera filiera dell’alimentare, includendo lo sviluppo di soluzioni tecnologiche per la produzione, conservazione, lavorazione, confezionamento, controllo e distribuzione del cibo. Si estende dalla progettazione di macchinari innovativi fino all’ideazione di nuovi prodotti alimentari, soluzioni di packaging e modelli di consumo, comprendendo anche innovazioni dedicate alla tracciabilità, alla sostenibilità e alla sicurezza alimentare.

Nel 2018, due diverse ricerche hanno indagato il panorama europeo del food tech: “The State of European Food Tech 2018” di Five Seasons Ventures e “Food tech in Europe” di  Digital Food Lab. Nell’insieme i dati mostrano un ecosistema europeo ancora frammentato ma in rapida evoluzione, dove emerge un numero crescente di startup, trend tecnologici e risorse. Tra il 2013 e il 2018, il food tech ha raccolto in Europa circa 6,5 miliardi di euro, metà dei quali confluiti nel settore della food delivery, ambito dove sono posizionati i principali unicorni europei [1]. Germania e Regno Unito, grazie alla presenza di attori come Delivery Hero, Deliveroo e JustEat, si sono ritagliati le porzioni più ampie delle risorse, rispettivamente il 45% e il 26%.  La Francia segue con l’8%, mentre sull’Italia, nonostante il dinamismo del settore, ottiene solo l’1% dei capitali.

Su scala più globale, il food tech ha originato 35 unicorni pari a un valore complessivo di 169 miliardi di euro, di cui 83 relativi agli unicorni asiatici, 43 agli statunitensi e 30 agli europei. Molto interessanti le potenzialità del continente asiatico, principalmente per Cina e India, dove il settore agro-alimentare, per i suoi ritardi storici, può divenire più facilmente un banco di prova per soluzioni tecnologiche innovative, evitando di fronteggiare i fattori di resistenza tipici delle economie più avanzate, analogamente a quanto avvenuto in diversi paese emergenti passati direttamente al cellulare senza attraversare la fase di penetrazione del telefono fisso.

Se indubbiamente il food delivery ha svolto fino ad oggi un ruolo trainante, casi di successo significativi esistono anche nell’e-commerce e nella ristorazione, ambiti di enormi potenzialità, dove però le startup si ritrovano spesso a competere direttamente con le strategie delle multinazionali e dei gruppi già affermati.  In prospettiva s’intravede l’affermarsi di modelli di startup food tech di nuova generazione, nell’insieme posizionati sull’intero  ventaglio della filiera alimentare. Modelli attenti a nuovi trend tecnologici, ma anche ai temi della sostenibilità e ai nuovi paradigmi etici di consumo e responsabilità sociale d’impresa.

All’interno di questi nuovi modelli di startup è possibile individuare nuovi ambiti di posizionamento, non solo promettenti ma anche in grado di suscitare l’interesse degli investitori. Si tratta di contesti dove emergono nuovi orientamenti dei consumatori, soprattutto in riferimento alla sicurezza alimentare, all’autenticità del cibo e alla lotta allo spreco alimentare.

È oggi maggiore nel consumatore la consapevolezza dell’impatto ambientale delle industrie alimentari, impatto riconducibile a pratiche consolidate da tempo, sia di produzione che di consumo. Alle stesse pratiche viene attribuito lo spreco alimentare, stimato oggi ad un terzo del cibo prodotto, pari a 680 miliardi di dollari nei paesi sviluppati e in 310 in quelli in via di sviluppo [2]. Scenario globale reso ancora più inaccettabile per l’ingente numero di persone nel mondo tuttora denutrite.

Un intero settore di startup gravita attorno alla ricerca di soluzioni innovative di packaging. Si tratta di un ampio ventaglio di proposte per ridurre lo spreco e l’impatto ambientale del confezionamento, adottando materiali eco-sostenibili o riutilizzabili, riducendo l’utilizzo delle plastiche non biodegradabili, garantendo una migliore varietà di pezzatura delle confezioni, adottando logiche virtuose di progettazione e d’uso in linea con i principi dell’economia circolare. Tra le soluzioni più avanzate abbiamo l’utilizzo gli smart material in grado di fornire indicazioni puntuali sull’effettivo stato di conservazione degli alimenti, sull’integrità dei prodotti e sui trattamenti subiti durante il trasporto e l’immagazzinamento, favorendo una vita media più lunga del prodotto e contrastando lo spreco alimentare.

Un altro trend emergente è lo sviluppo di alimenti alternativi. Si tratta di soluzioni che rispondono alla richiesta di offrire alternative al consumo di carne per ridurre l’impatto ambientale generato dagli allevamenti e coniugare l’orientamento etico e salutistico di un crescente numero di consumatori. Questa tendenza è ben rappresentata dal successo ottenuto da Beyond Meat e dalle altre startup che operano nella prospettiva della “carne vegetale” o nell’ottica – ad oggi più sperimentale – della “Clean Meat”, la produzione di carne coltivata in laboratorio. Sempre nella prospettiva degli alimenti alternativi opera un crescente numero di startup dedicate ai Novel Food, perlopiù orientate all’utilizzo di insetti commestibili, orientamento reso più attuale dalla recente normativa europea che lo indica come alternativa efficace al consumo della carne da macello e strategia, tra le più percorribili, per produrre alimenti ricchi di proteine garantendo un ridotto impatto ambientale.

Oltre al food delivery e all’e-commerce, settori ricchi di affermazioni, e alle tendenze promettenti del packaging intelligente e degli alimenti alternativi, tra i trend che suscitano maggiori interessi del food tech possiamo annoverare l’impiego dei big data e dell’intelligenza artificiale a supporto delle decisioni lungo l’intera filiera agro-alimentare, un monitoraggio puntuale dei dati e degli eventi, secondo una logica “from farm to fork”, dalle coltivazione delle materie prime alla tavola del consumatore. Numerosi sono poi i contesti legati alla produzione agricola dove nuove startup food tech stanno nascendo, dall’agricoltura di precisione agli agribot, dalla agricoltura verticale a quella urbana, nelle varianti idro e aeroponica. Altre soluzioni devono invece ancora esprimere appieno le loro potenzialità, dall’economia circolare alla tutela della biodiversità, dalla smart home ai cooking robot, dalla tracciabilità degli alimenti alle etichette intelligenti, dalla verifica d’integrità degli alimenti alla lotta alla contraffazione, dai dispositivi robotici a guida autonoma dedicati al delivery alla stampa 3D di alimenti.

Nel suo insieme lo scenario food tech appare indubbiamente vivace e ricco di potenziale, un quadro articolato e frammentato dove sfidante sarà riuscire a superare la logica delle soluzioni verticali, tipica del modello di startup come finora concepito, per approdare a una prospettiva più corale, in un’ottica di ricerca di equilibri e di ecosistema, riproducendo dinamiche di integrazione profonda dei saperi – umanistici, scientifici, tecnologici – come si è sempre verificato nei momenti più felici del made in Italy, a cominciare dalle eccellenze enogastronomiche italiane, la cui connotazione culturale e creativa è sempre stato l’elemento più distintivo. Eccellenze che sono anche punti di equilibrio originalissimi dove tradizione e innovazione convivono e si alimentano vicendevolmente. Un tratto creativo che l’osservatore attento può ritrovare anche oggi nelle migliori esperienze delle startup food tech italiane.

 

Raffaele Maurici è presidente di Innovation Agency e membro del comitato direttivo dell’Istituto Italiano di Bioetica.

 [1]

https://www.fiveseasons.vc/2018/10/30/the-state-of-european-food-tech-2018/

[2]

http://www.fao.org/news/story/it/item/148794/icode/