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27/09/2019

Nella Trappola. Intervista a Federico Rampini

By: Claudio Rossetti, Annissa Defilippi

Il giornalista e scrittore ha visitato l’Istituto italiano di Tecnologia

Qualche giorno fa Federico Rampini, corrispondente dall’estero di Repubblica e analista degli scenari economico politici internazionali, ha visitato l’Istituto Italiano di Tecnologia incontrando il Direttore Scientifico Giorgio Metta e i ricercatori a capo dei diversi progetti. Nel corso della visita abbiamo rivolto qualche domanda a Rampini sul suo ultimo libro e sulla situazione politica internazionale

Qual è il titolo del suo nuovo libro?

Il libro è intitolato La Trappola (edizioni Mondadori) ed è una citazione indiretta della Trappola di Tucidide. Affronto un tema che appassiona gli esperti di geopolitica già da qualche tempo; un noto docente americano, Graham T. Allison, aveva già dedicato un libro alla rivisitazione del concetto espresso da Tucidide nella sua Trappola. Si tratta di questo: nella storia, dalla guerra del Peloponneso in poi ogni qualvolta una potenza economico politica è in ascesa si scontra con quella altrettanto forte ma in declino. Come va a finire? Per capirlo Allison ha messo al lavoro un’equipe di Harvard che ha realizzato uno studio sistematico di 20 tipologie di questi conflitti avvenuti negli ultimi 2000 anni. L’analisi ha evidenziato che su venti scontri tra civiltà in ascesa e civiltà in declino in sedici casi c’è stata una guerra. Solo in quattro casi si è potuto assistere ad una sorta di transizione pacifica o indolore. Tutto questo serve semplicemente come premessa per capire cosa sta succedendo e cosa succederà adesso che gli Stati Uniti sono ancora la potenza numero uno ma c’è un numero due (la Cina n.d.r.) con il fiato sul collo che si sta avvicinando e in alcuni casi addirittura ha già sorpassato.

Quanto contribuisce Trump a questo clima pre-conflittuale tra le due potenze?

Poco, sono dei processi che erano stati avviati già prima, lui ci ha aggiunto forse un’accelerazione, ha fatto degli errori tattici ma nell’insieme il clima era già questo anche con Obama.

Quanto le tecnologie influenzeranno questo conflitto?

Tantissimo, in realtà la posta in gioco della nuova guerra fredda sono proprio le tecnologie. La questione commerciale, i dazi, è secondaria anche se più appariscente nel dibattito.

I re della tecnologia sono ancora gli Stati Uniti però…

Per ora, ma devono sbrigarsi a frenare la Cina prima che sia troppo tardi. E poi dipende dalle tecnologie, nel 5G i cinesi sono già molto avanti.

Quale sarà la fine del nostro Paese in uno scontro del genere?

Io evito di fare previsioni perché non è il mio mestiere, quello che posso dire è che nell’intermezzo tra ora e la fine, gli europei, Italia inclusa, si troveranno sempre più spesso in situazioni di aut aut, scegliere cioè da che parte stare; non è possibile rimanere a metà del guado o in una posizione terza o intermedia.

È un futuro nebuloso. Ai nostri figli e nipoti si prospetta una guerra che non abbiamo mai combattuto finora

Certo, la Guerra Fredda fu pericolosissima, in fondo eravamo sempre sull’orlo di un conflitto nucleare e ci furono anche tanti conflitti tradizionali combattuti per conto degli uni e degli altri, ma non c’era niente che assomigliasse all’attuale compenetrazione economica tra noi e i cinesi. L’Unione Sovietica, da un punto di vista economico, era un mondo piccolo e separato. Oggi invece la Cina è ovunque presente tra noi.

Intervista di Claudio Rossetti

Servizio video di Annissa Defilippi

Nella foto: Federico Rampini con il direttore scientifico Giorgio Metta