Invisibili o Supereroi? Il Movimento Paralimpico Tra Storia, Innovazione e Futuro

Intervista a Marco Giunio De Sanctis, Presidente del Comitato Italiano Paralimpico

Venerdì 6 febbraio si alzerà ufficialmente il sipario sui XXV Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina, che accompagneranno il pubblico fino al 22 febbraio. A distanza di circa due settimane, dal 6 al 15 marzo, toccherà poi ai XIV Giochi Paralimpici Invernali: un evento più breve nella durata, ma non certo nell’intensità e nel valore sportivo, sociale e culturale che porta con sé.

In vista di questo doppio appuntamento storico per lo sport italiano, per la rubrica Invisibili o Supereroi?, giunta alla sua nona puntata, ho avuto il privilegio di intervistare il Presidente del Comitato Italiano Paralimpico, Marco Giunio De Sanctis. Un’occasione per ripercorrere le tappe fondamentali del movimento paralimpico, comprenderne il ruolo attuale e guardare alle prospettive future di uno sport che oggi rappresenta molto più di una competizione: un potente strumento di inclusione, innovazione e cambiamento culturale per il nostro Paese.

 

La nascita del Comitato Italiano Paralimpico

Quale visione e quali esigenze hanno portato alla nascita del Comitato Italiano Paralimpico e come si è affermato come punto di riferimento per lo sport paralimpico in Italia?

Parliamo di una storia tutto sommato recente, se paragonata a quella dello sport olimpico. Il paralimpismo affonda le sue radici nella Seconda Guerra Mondiale. Un neurologo tedesco, Ludwig Guttmann, ebbe l’intuizione di proporre lo sport, quale riabilitazione, ai soldati reduci dalla Guerra con una paralisi spinale, suoi pazienti all’Ospedale di Stoke Mandeville. In Italia, il testimone fu raccolto qualche anno dopo, dal neurologo Antonio Maglio, un consulente medico dell’Istituto Nazionale Assicurazioni Invalidi da Lavoro, che alla Villa Marina di Ostia, dal 1957, applica il metodo della sport-terapia ai pazienti paraplegici. Sin dagli inizi, fu quindi l’INAIL a promuovere questa metodica, attraverso la sua struttura di riabilitazione. A Maglio si deve anche l’idea di organizzare a Roma, nel 1960, i Giochi per Paraplegici che si tenevano al tempo a Stoke Mandeville, dando vita a quelle che saranno considerate le prime Paralimpiadi della storia. Solo nel 1974 si arrivò alla costituzione dell’Associazione Nazionale per lo sport dei paraplegici (Anspi) per promuovere, sviluppare e disciplinare lo sport di questi atleti quale strumento di recupero e quale mezzo di salute cominciando così ad affacciarsi un’accezione di sport quale diritto per tutti i cittadini disabili. Nasce poi nel 1981 la Fisha (Federazione italiana sport handicappati) e con essa i vari tentativi di stabilire un rapporto solido e chiaro con il CONI. Finalmente, nel 1987, il Comitato Olimpico decretò il riconoscimento giuridico della Fisha e il suo ingresso nell’olimpo delle Federazioni Sportive Nazionali.  Nel mezzo, si situa la fondazione del Comitato Internazionale Paralimpico (1989). Dal 1990, opera la FISD (Federazione Italiana Sport Disabili), l’organismo che raccoglie tutte le disabilità fisiche sensoriali e intellettivo relazionali. Nel 2003, nasce il Comitato Italiano Paralimpico, con legge dello Stato (Legge n°189 del 15 luglio 2003) e successivo decreto di attuazione (Decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri dell’8 aprile 2004). Al CIP sono attribuite le medesime prerogative del CONI. Il riconoscimento del CIP quale Ente pubblico avviene infine nel 2017. È l’atto conclusivo di questo lungo iter di legittimazione del movimento sportivo delle persone con disabilità presso le Istituzioni, che ci ha portato alla piena equiparazione, in termini di natura giuridica, con il CONI. Sono state tante le difficoltà incontrate, sulla strada della nostra piena affermazione quale movimento sportivo a tutti gli effetti. Difficoltà, principalmente, di ordine culturale, dovute ai pregiudizi nei confronti della disabilità, considerata per molti decenni della storia moderna, purtroppo, come condizione afferente al comparto socio-sanitario e assistenziale. Invece il movimento paralimpico ha rivendicato sempre la valorizzazione delle capacità residue delle persone disabili, quale strumento di recupero e anzi come leva del welfare.

 Il ruolo e le missioni del CIP oggi

Quali sono oggi le principali missioni del Comitato Italiano Paralimpico e come utilizza lo sport per promuovere inclusione e partecipazione sociale?

Il CIP ha lo scopo di curare, organizzare e potenziare lo sport per persone con una disabilità. È, di fatto e di diritto, la Confederazione delle Federazioni e Discipline Sportive Paralimpiche, sia a livello centrale che territoriale, e riconosce circa 70 entità sportive: tra Federazioni, Discipline, Enti di Promozione, Associazioni Benemerite. Per missione statutaria, si occupa da un lato della preparazione degli atleti top level che prendono parte ai Giochi Paralimpici, dall’altro dello sport di base, di incrementare il numero di tesserati sportivi attraverso attività di promozione, culturali, di diffusione dei valori dell’inclusione. Tutto questo, lo facciamo attraverso protocolli di intesa e accordi di collaborazione con le Istituzioni, gli Enti locali, i progetti sportivi messi in campo nelle scuole e i corsi di avvicinamento alle discipline paralimpiche dei ragazzi, in orario extra scolastico, ma anche con Seminari di sensibilizzazione nelle Università, campus di avviamento alla pratica paralimpica per i giovanissimi.

L’evoluzione delle Paralimpiadi

Come si sono evolute le Paralimpiadi fino a diventare un evento globale e quale ruolo ha avuto l’Italia in questo percorso?

Ovviamente, il grande momento di visibilità del movimento e dei risultati che ha raggiunto, sono i Giochi Paralimpici estivi e invernali. Se le Paralimpiadi di Roma 1960 segnano ovviamente la nascita dell’evento agonistico più spettacolare a livello mondiale, possiamo considerare i Giochi di Londra 2012 un vero spartiacque tra quelli moderni. Perché hanno segnato un nuovo paradigma sociale e culturale, lasciando al territorio una legacy importante in fatto di piena legittimazione delle persone disabili quali sportivi a tutti gli effetti, senza altri aggettivi. L’Italia, come NPC membro del consesso mondiale (IPC), è in prima linea da sempre, a livello internazionale, per promuovere la trasformazione della società in termini inclusivi e per difendere la pari opportunità di tutti attraverso lo sport. La prossima occasione saranno i Giochi Paralimpici invernali di Milano Cortina, una occasione imperdibile di lasciare un segno tangibile, in questi termini, sul territorio.

Tecnologia e innovazione

In che modo la tecnologia ha trasformato lo sport paralimpico e quali sfide restano aperte?

L’argomento è di stretta natura tecnica, la ricerca scientifica ha fatto passi inimmaginabili, nello studio dei materiali, nella sostenibilità, nel potenziare il livello di prestazione degli atleti con carrozzine da gara, protesi da corsa o salto, slittini da ghiaccio, monosci o handbike, sempre più performanti, leggeri, resistenti. I centri protesici dell’INAIL, in questo senso, sono laboratori di sperimentazione all’avanguardia e di riferimento, nel comparto merceologico, a livello internazionale. Si è addirittura parlato di doping tecnologico, sospettando nell’attrezzatura sportiva eccessivamente evoluta un possibile vantaggio competitivo per chi la utilizzi rispetto agli avversari. Ma ripeto, l’argomento è di natura squisitamente scientifica e meriterebbe approfondimenti di ordine scientifico.

Le prospettive future

È ipotizzabile un’unificazione tra Olimpiadi e Paralimpiadi nei prossimi decenni?

L’unificazione del movimento olimpico e paralimpico in termini giuridici è sicuramente un obiettivo che il movimento ha sempre perseguito e che nel futuro sarà focalizzato ulteriormente, ma non considero opportuna l’unificazione dei due eventi agonistici. Perché gli atleti disabili sarebbero sempre e comunque messi in ombra, rispetto alle gesta degli olimpici, risultando una parte marginale della grande famiglia che si vorrebbe invece creare. Per questo confermo il mio lavoro di dirigente sportivo a capo del movimento paralimpico procederà a stretto contatto con il vertice del CONI, sinergizzando gli sforzi per potenziare i risultati di promozione e visibilità del movimento sportivo paralimpico, preservando però la dignità di tutti i nostri atleti, che meritano la ribalta mediatica e i riflettori puntati esattamente come i cugini olimpici, il loro momento di ‘gloria’ sportiva.

Da Torino 2006 a Milano-Cortina 2026

Quale eredità ha lasciato Torino 2006 e cosa può rappresentare Milano-Cortina 2026?

Se Londra 2012 sono state le paralimpiadi della svolta culturale a livello sociale internazionale, Torino 2006 è stato l’evento che ha sortito un effetto analogo in Italia, sensibilizzando l’opinione pubblica sul tema dell’inclusione sportiva, rendendo accessibili ampi spazi del capoluogo piemontese, oltre che lasciando un’eredità di impianti pienamente moderni, concepiti senza barriere architettoniche e dal punto di vista sportivo potenziando l’offerta sportiva per i disabili, allargando la base dei praticanti sport invernali, principalmente. Basti pensare anche al contributo a una disciplina sportiva che in Italia non si praticava né quasi conosceva, il para ice hockey: ecco, in occasione dei Giochi Paralimpici di Torino 2006, l’Italia di questa disciplina era qualificata di diritto, e qualche tempo prima dovette mettere in piedi una vera e propria squadra Nazionale di hockey su slitta. Oggi, e Milano Cortina ne sarà testimone, il para ice hockey azzurro, che fa parte del novero delle più forti Nazionali al mondo, è uno degli sport più spettacolari del nostro movimento. Milano Cortina segnerà un’ulteriore svolta in termini di percezione della disabilità: favorirà lo sviluppo dell’impiantistica e quindi dell’offerta sportiva e del turismo di un territorio molto vasto che attraversa due Regioni: Lombardia e Veneto. Coinvolgerà le scuole del territorio, gettando semi importantissimi per la formazione e crescita dei ragazzi, lascerà sbalorditi gli spettatori televisivi, per la copertura mediatica, integrale, che i Giochi avranno grazie a Raisport e Rai 2, reti olimpiche e paralimpiche. Dimostrerà al resto del mondo una capacità d’accoglienza unica, che solo il nostro Paese sa offrire. Faremo fare progressi alla cultura di uno sport che non fa differenze, ma valorizza le potenzialità straordinarie di ognuno.

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