Giorgio Metta ospite alla conferenza nazionale del Partito Democratico sul futuro dell’industria italiana ed europea
Si è svolta l’11 e 12 luglio a Roma, presso lo Spazio WeGil, la conferenza nazionale del Partito Democratico (PD) intitolata “Le rotte del futuro. Re-industrializzare l’Italia e l’Europa”. Un evento pubblico aperto al confronto con il mondo delle imprese, della ricerca e del lavoro, per costruire il Libro Verde per l’industrializzazione: un documento politico e tecnico che il PD intende proporre come base per una nuova politica industriale italiana, in linea con la transizione digitale, ecologica e sociale in atto.
Tra i protagonisti della due giorni anche Giorgio Metta, Direttore Scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), che ha partecipato alla sessione di sabato 12 luglio, dedicata all’innovazione e alla ricerca come motori del rilancio industriale.
Nel suo intervento introduttivo, l’ex ministro Andrea Orlando – promotore dell’iniziativa e responsabile lavoro e imprese nella segreteria PD – ha sottolineato come parlare di reindustrializzazione oggi significhi affrontare nodi strategici che riguardano anche la qualità della democrazia. “Non c’è autonomia strategica europea senza una base industriale solida e non c’è giustizia sociale senza politiche pubbliche che guidino le trasformazioni produttive”, evidenziando la necessità di ridurre la dipendenza dall’estero in settori chiave come energia, tecnologie e materiali.
Nel suo intervento di sabato 12 luglio, il Direttore scientifico di IIT, Giorgio Metta, ha offerto una riflessione ampia e concreta su come la ricerca scientifica possa contribuire a una nuova fase industriale in Italia, mettendo in guardia da alcuni limiti strutturali: “oggi in Europa solo il 30% dell’investimento in ricerca e sviluppo è privato, contro il 70% del Nord America. Questo squilibrio va riequilibrato se vogliamo davvero scaricare a terra l’innovazione nelle imprese”.
Il Direttore Metta ha sottolineato che trasferire la ricerca verso l’industria non è un processo automatico, né esiste un unico modello valido per tutti. “Bisogna progettare la ricerca già con una logica industriale. Ci sono istituti, anche in Europa, che operano con strutture giuridiche private pur mantenendo una forte componente pubblica e che si muovono come veri partner delle imprese, soprattutto delle PMI. È un modello che potremmo esplorare anche in Italia.”
Un tema centrale del suo intervento è stato poi il ruolo delle competenze. “Oggi, ha ricordato, si stima che circa 3,5 milioni di lavoratori in Italia non abbiano nemmeno le competenze digitali di base. È difficile parlare di intelligenza artificiale e robotica se mancano le basi: dall’uso di Excel all’organizzazione dei file. Il problema riguarda anche i livelli più alti, infatti servono 100 mila nuovi laureati l’anno in ambito STEM e oggi il sistema universitario non è in grado di formarli a quel ritmo”.
Secondo Metta, la collaborazione tra ricerca e industria deve passare per soluzioni miste, come il lavorare con aggregazioni di imprese per condividere i costi della ricerca, rafforzare i centri di competenza come ARTES 4.0 e START 4.0 e favorire la nascita di startup deep tech. “All’IIT vediamo che le startup che nascono dalla nostra ricerca riescono ad arrivare sul mercato, ma il percorso è lungo e ha bisogno di una filiera solida: capitale di rischio, politiche di Open Innovation, capacità industriale di scala”.
Al termine del suo intervento, il Professor Metta ha lanciato una proposta concreta: puntare su alcuni settori strategici, come la robotica, dove l’Italia ha già una forte base scientifica e industriale. “Non possiamo fare tutto, ma se riusciamo a concentrare le risorse su 3-4 ambiti chiave, possiamo creare massa critica e ottenere risultati. Serve però un’azione coordinata di governance chiara, selezione delle priorità e un vero ponte tra ricerca di base e industria.”
Chiudendo i lavori della conferenza, la segretaria del PD Elly Schlein ha ribadito con forza la necessità di una visione strategica, inclusiva e sostenibile per il futuro industriale del Paese. “Non vogliamo solo adattarci al cambiamento, vogliamo orientarlo. Il nostro obiettivo è una transizione giusta, che tenga insieme innovazione, diritti, sostenibilità e coesione sociale. L’industria italiana può e deve essere protagonista della transizione ecologica, investendo in settori strategici come le rinnovabili, l’economia circolare, i materiali avanzati, la mobilità sostenibile, perché, però, questo accada servirà una regia pubblica, una governance chiara e investimenti di lungo periodo.”.