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01/07/2019

Al festival dei Due Mondi si incontrano i Robot

By: Claudio Rossetti

Ecce Robot. Il premio Carla Fendi, consegnato da Giorgio Metta a due grandi scienziate italiane, Barbara Mazzolai e Cecilia Laschi

Nel 1958 il Maestro Gian Carlo Menotti ideò il Festival dei Due Mondi di Spoleto. Menotti, musicista e librettista aveva studiato negli Stati Uniti. Non dimenticando il proprio Paese, che almeno in ambito musicale può vantare diversi primati, ideò un Festival che aveva l’ambizioso obiettivo di unire e confrontare le due culture artistiche: quella europea e quella americana.

Al festival quindi si iniziarono a seguire  non solo composizioni musicali ma anche teatrali e letterarie sempre mantenendo vivo il tema del confronto. Menotti, con questa iniziativa, evidenziò una assoluta propensione all’innovazione e alla ricerca in campo artistico che un pubblico sempre più numeroso, internazionale e giovane può continuare ad apprezzare immerso nella dimensione unica di Spoleto.

Dopo la scomparsa del suo fondatore il festival cerca di mantenere, seppur con qualche difficoltà, il proprio ruolo di incubatore culturale internazionale, che viene ripreso con forza con l’attuale direzione artistica di Giorgio Ferrara.

Tra le tante iniziative del Festival, il premio Carla Fendi che, giunto alla sua ottava edizione, nasce come riconoscimento a personalità italiane e internazionali che si sono distinte per il loro impegno professionale nel settore della ricerca. Un legame tra cultura e scienza che si è materializzato prima della cerimonia di premiazione al teatro Caio Melisso, con la performance ECCE ROBOT, una narrazione integrata, coerente con la storia del Festival, tra Scienza e Arte per capire, conoscere le nuove tecnologie che governeranno il futuro e con le quali ci si deve già confrontare.

Con queste premesse, nell’emozionante cornice di uno dei più antichi teatri all’italiana del nostro Paese (1667), l’Istituto Italiano di Tecnologia  è stato protagonista con i suoi rappresentanti  al massimo livello.  Giorgio Metta ha raccontato al direttore di “Le Scienze”, “Mind” e “National Geographic”, Marco Cattaneo, dei suoi  studi sulla robotica  e le sue applicazioni pratiche, concretizzatesi con il successo internazionale dell’umanoide ICUB per poi premiare Cecilia Laschi, Professore Ordinario di Bioingegneria Industriale all’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e Barbara Mazzolai dell’IIT. Cecilia Laschi è responsabile del progetto OCTOPUS che ha premesso di realizzare il primo robot totalmente soft ispirato al polpo.

Questo robot può adattarsi agli ambienti naturali ed essere dedicato all’esplorazione dei mari ma anche a ricerche in ambito biomedico. Barbara Mazzolai ha messo a punto il primo robot pianta al mondo che, tra l’altro, può essere utilizzato per il monitoraggio degli inquinanti nel suolo. Laschi e Mazzolai sono tra le 25 scienziate più geniali del nostro pianeta che, secondo RoboHub, la piattaforma di comunicazione online non profit di riferimento della comunità robotica, hanno dato un contributo decisivo a questo settore.

Il premio Carla Fendi consiste in un contributo di 30mila euro che le ricercatrici dovranno destinare ad attività per il loro Istituti. Per l’IIT il premio finanzierà una borsa di studio nell’area della robotica bioispirata. La performance ECCE ROBOT organizzata in modo impeccabile dalla Fondazione Carla Fendi si è aperta con un coinvolgente video di Nigel Stanford dove bracci tecnologici, quelli usati per le catene di montaggio dell’industria dell’auto, si trasformano in una rock band che finisce fuori controllo. Strumenti e musica vengono travolti dalla ribellione delle macchine. Valeria Golino e Valentina Cervi hanno letto nella cornice di una coinvolgente pièce teatrale, “Sogni di Robot,” dalla raccolta “Robot Dreams” di Isaac Asimov.

Dopo il documentario “Ecce Robot” di Gabriele Gianni, dedicato all’intelligenza artificiale e ai fondamentali studi di Alan Turing è intervenuto il poliedrico Jaron Lanier, scienziato, autore, musicista, artista e informatico della Silicon Valley. Il suo punto di vista, espresso in modo colorito nel corso della performance, si può leggere nel suo ultimo libro, best seller internazionale, “Ten arguments for deleting your social media account right now”. In sintesi: la nuova tecnologia inganna la gente con gli argoritmi. Lanier ha concluso  la sua performance con due pezzi al flauto, indecifrabili per l’orecchio dell’ascoltatore comune ma che hanno scatenato l’ovazione del teatro per colui che, nel 2010, Time Magazine ha segnalato come una tra  le cento personalità più importanti al mondo.

Maria Venturini Fendi, nipote di Carla, alla quale va la riconoscenza oltre che dell’Istituto Italiano di Tecnologia di tutta la comunità scientifica per questo premio, a proposito dell’intelligenza artificiale sottolinea: «La storia dell’umanità sarà raccontata così. Il prima e il dopo dell’intelligenza artificiale che sta cambiando velocemente e in modo pregnante la società in tutti i suoi aspetti: tecnologici, professionali, attitudinali, politici ed etici. Stiamo attraversando un’evoluzione-rivoluzione silenziosa che apre le porte ad un domani diverso, emancipato ed insidioso insieme. È bello sapere che, in un paese dal grande passato, vi siano centri di ricerca e professionisti di eccellenza a progettare un grande futuro».