Alcuni dati e riflessioni sulla fiducia nella scienza

Dall’Europa al resto del mondo, le indagini confermano la fiducia nella ricerca e l’interesse per l’informazione scientifica, nonostante la percezione di una scienza sempre più complessa

La valutazione della fiducia nella scienza da parte dei cittadini è un argomento molto importante per la comunità scientifica e per la società più in generale, perché mostra la qualità del rapporto tra scienza e società in un’epoca dove il sapere scientifico e l’innovazione tecnologica impattano sulla quotidianità e sul nostro futuro. I risultati di alcuni sondaggi condotti negli ultimi due anni in Europa e nel mondo parlano chiaro: la fiducia c’è, ed è accompagnata da un diffuso interesse verso le notizie di scienza.

Secondo il recente Trust Barometer pubblicato ogni anno dall’agenzia Edelman, il 78% degli italiani intervistati ha fiducia nella comunità scientifica, un dato che pone la scienza al primo posto nella classifica nazionale. Al secondo posto ci sono gli insegnanti con il 67% e al terzo i “vicini”, intesi come persone che condividono valori, visioni delle questioni sociali, percorsi personali o fonti informative, con il 62%.

Un’analisi più approfondita viene dallo Special Eurobarometer 557, ovvero il report European citizens’ knowledge and attitudes towards science and technology, stilato sulla base di dati raccolti tra settembre e ottobre 2024. Il gruppo di ricerca incaricato dalla commissione Europea ha intervistato circa 34.000 persone in 27 Stati membri dell’UE e altri otto paesi extra-UE, sottoponendo loro 24 domande su 7 tematiche. Il Rapporto, di circa 300 pagine, riporta i dati su dubbi, aspettative, paure e speranze della cittadinanza europea verso il mondo scientifico. Uno dei dati più evidenti è la crescente difficoltà, per la cittadinanza europea, di restare aggiornati sulle conoscenze e le competenze sviluppate dai laboratori di ricerca; circa la metà degli intervistati si considera informata sui più recenti sviluppi medici e tale dato, secondo gli autori del report, è in calo di oltre 10 punti percentuali rispetto al 2021, perché la pandemia di COVID19 aveva portato a un’enorme esposizione mediatica delle ricerche mediche tra il 2020 e il 2021. Nel periodo in esame, invece, la copertura mediatica delle notizie sembra garantire un’ampia diffusione delle tematiche ambientali e delle discussioni sui cambiamenti climatici, argomenti sui cui i cittadini si sentono più informati in assoluto, anche di più rispetto agli eventi sportivi e alle notizie politiche. Quasi il 60% delle persone esprime la volontà di mantenere un aggiornamento costante sulle scoperte più recenti, ma allo stesso tempo è diffusa anche la percezione che la scienza sia troppo complicata e troppo rapida per apprezzarne appieno i risultati. Quasi i due terzi degli intervistati, infatti, si riconoscono nella frase “la scienza fa cambiare la nostra vita troppo velocemente”.

La percezione di frenesia e complessità, però, non sembra minare il rapporto di fiducia tra scienza e società. La maggior parte degli intervistati, infatti, riconosce alle persone di scienza alcune caratteristiche positive come intelligenza, affidabilità e onestà. La fiducia si mostra anche nella richiesta, appoggiata da circa il 70% dei cittadini europei, di un intervento della comunità scientifica nel dibattito politico, in modo che il percorso legislativo tenga in considerazione le evidenze prodotte in anni e anni di ricerche. Allo stesso tempo, circa metà degli intervistati vorrebbe che le persone di scienza investissero più risorse per raccontare il proprio lavoro al pubblico.

Tale fiducia tra scienziati, scienza e cittadini risulta altrettanto alta e stabile nel tempo se ampliamo lo sguardo oltre i confini Europei. Nel 2021 i ricercatori Viktoria Cologna e Niels Mede hanno fondato il gruppo TISP (Trust in Science and Science-Related Populism), un consorzio internazionale impegnato in ricerche sull’opinione pubblica sulla scienza, che nel 2025 ha pubblicato due articoli su Nature Human Behaviour e su Science Communication. Il primo analizza le percezioni di 72 mila persone in tutto il mondo, mentre il secondo entra nel dettaglio dei canali che gli stessi intervistati usano per informarsi di scienza. I risultati descritti nei due paper dimostrano che la fiducia verso il mondo scientifico è in un buono stato: circa i tre quarti degli intervistati ritiene che i metodi della ricerca siano i più affidabili nel determinare se qualcosa è vero o falso. Più in generale, la fiducia nella scienza si attesta a un valore medio di 3,6 in una scala da 0 a 5 e agli scienziati sono riconosciute alcune caratteristiche positive come competenza, integrità e benevolenza.

Altri sondaggi illustrano la dieta mediatica dei cittadini, e quindi anche i canali a disposizione della comunità scientifica per gestire al meglio la generale fiducia che il pubblico le accorda.

Il rapporto Censis sull’informazione in Italia, pubblicato a fine aprile 2026, descrive un ecosistema informativo ancora basato su tv, radio e telegiornali, ma sempre più aperto ai linguaggi immediati dei social network. L’86% degli italiani, infatti, usa in qualche modo i social media e molti di questi considerano i video brevi in formato reel uno strumento utile per restare informati, anche se esiste la consapevolezza che questi contenuti possano essere superficiali e poco efficaci nel produrre conoscenza. Il rapporto Censis, inoltre, evidenzia un comportamento attivo nei confronti delle informazioni, infatti gli intervistati dichiarano di verificare le notizie e di leggerle con sguardo critico in cerca di interpretazioni ideologiche da parte della fonte. Infine, confermando in parte la fiducia verso i “vicini” del rapporto Edelman, il Censis mostra che circa la metà degli intervistati ha l’abitudine di seguire autori su temi specifici perché condividono la loro visione del mondo.

Queste tendenze si ritrovano molto simili quando si analizzano gli strumenti a cui la cittadinanza si affida per rimanere aggiornata sulle novità dal mondo scientifico; i media tradizionali come TV o giornali sono ancora la prima scelta in tutta Europa. Sia l’Eurobarometro sia il gruppo TISP confermano che circa i due terzi dei loro intervistati ricevono notizie di scienza guardando la televisione o ascoltando la radio. L’altro luogo di incontro tra scienza e società sono le piattaforme social che permettono di raggiungere quella porzione di pubblico meno abituata ad accendere la TV ogni giorno. I cittadini Europei ricevono informazioni scientifiche su questi canali circa una o due volte al mese, una frequenza bassa rispetto ad altre regioni del mondo; per confronto, nel sudest asiatico le persone dichiarano di incontrare la scienza anche più volte a settimana, soprattutto grazie ai social. Altri canali digitali stanno aumentando il loro impatto e la loro diffusione; l’Eurobarometro riporta che i podcast, per esempio, sono in molti stati europei il terzo mezzo più usato per informarsi di scienza.

Se si uniscono le diverse analisi emerge un quadro dove le persone di scienza sono ritenute figure affidabili, tanto da essere atteso un loro ruolo più attivo nei processi decisionali e nella comunicazione. Proprio su quest’ultimo aspetto, il gruppo TISP sottolinea l’importanza di investire nel rapporto con la società, superando modelli top-down, in cui la persona esperta impone la propria conoscenza a pubblici non specializzati, in favore di un dialogo genuino più attento alle necessità e ai valori di tutti gli interlocutori. Questi sforzi, aggiungono Mede e Cologna nell’articolo su Nature Human Behaviour, possono mitigare l’influenza di minoranze diffidenti e atteggiamenti che rischiano di ridurre l’influenza dell’evidenza scientifica in ambito politico e decisionale.

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