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Bergamo riparte dal Futuro

Intervista a Stefano Scaglia Presidente Confindustria Bergamo in occasione del lancio di JOiiNT Lab, il laboratorio congiunto tra IIT e il Consorzio Intellimech

Presidente, finalmente dopo un periodo segnato da lutti e preoccupazioni si riparte. E si riparte con il laboratorio congiunto IIT e Intellimech proprio da Bergamo. Oltre i contenuti tecnici di questo accordo qual è il messaggio che giunge da Confindustria Bergamo

Questa importante iniziativa è un messaggio che giunge da Confindustria Bergamo e da tutte le componenti del sistema Bergamo. Un segnale di fiducia nel futuro, uno sguardo in avanti, un segnale concreto con un investimento per il rilancio del territorio. Con IIT e Intellimech si gettano le basi per un intervento importante in ricerca e sviluppo e in formazione di risorse molto qualificate. È un segnale di vitalità e capacità di ripresa molto significativo per un territorio particolarmente colpito dalla pandemia. Questa non è una iniziativa a carattere assistenziale, non punta a un sostegno limitato nel tempo dell’economia bergamasca in questo difficile momento, ma è un’operazione strategica fortemente voluta dalle imprese del sistema Bergamo. Voglio sottolineare il valore della presenza dell’Istituto Italiano di Tecnologia, un’eccellenza per la ricerca europea e mondiale, che offre un contributo rilevante per il futuro del nostro territorio e al quale va il mio apprezzamento.

Questo laboratorio, JOiiNT lab, lavorerà su programmi dedicati a robotica e meccatronica in ambito industriale si delinea così il futuro delle imprese manifatturiere del suo territorio. Qual è la sua percezione dell’innovazione e dello sviluppo tra le imprese associate

Confindustria Bergamo con tutte le altre componenti territoriali ha messo a punto una vision del territorio che prevede lo sviluppo del manifatturiero avanzato. JOiiNT lab è un progetto che implementa ulteriormente questa vision. Il tessuto industriale dell’area di Bergamo è formato da aziende fortemente esportatrici. Sono cresciute del 50% le nostre esportazioni negli ultimi 5 anni, a testimonianza della forte competitività delle nostre imprese. Per continuare a mantenere alto questo dato la strada che stiamo perseguendo con le nostre imprese è quella del manifatturiero avanzato, dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie per migliorare le nostre produzioni. JOiiNT lab è quindi coerente con lo sviluppo concreto della nostra vision.

Nel territorio di Confindustria Bergamo agiscono un gran numero di aziende che rappresentano uno dei sistemi portanti dell’industria nazionale. Quali sono i maggiori problemi che intravvede ora che a livello centrale si stanno varando le proposte per il rilancio

Il problema risiede nel fatto che i provvedimenti fino ad ora adottati sono stati di assistenza e sostegno, sicuramente necessari per traghettare le imprese fuori da questo momento difficile. Ora però si devono lanciare vere proposte per la ripartenza delle attività economiche, investimenti per il futuro, come il nostro JOiiNT lab. I tempi con cui le istituzioni stanno mettendo a punto concrete strategie per il futuro prossimo sono troppo lunghi e peraltro non si intravvedono delle linee guida a livello istituzionale che chiariscano gli interventi. Da una parte si deve quindi accelerare con la definizione del piano e degli interventi di rilancio e dall’altra destinare degli incentivi per consumi e degli investimenti. Si deve finalmente avviare e portare a risultati concreti il lavoro sulla semplificazione e aprire sollecitamente i cantieri delle infrastrutture e degli investimenti pubblici bloccati per motivi burocratici.

In molti sostengono che siamo di fronte ad un rinnovato new deal che dovrà sommare impegno, visione, determinazione. Crede che queste caratteristiche, che ci hanno consentito il balzo in avanti dagli anni sessanta del secolo scorso, siano ancora nelle nostre corde

Purtroppo credo di no. Abbiamo dato per acquisite delle modalità socioeconomiche che pensavamo inscalfibili. La pandemia, con gli obblighi conseguenti, ci ha palesato che anche bere un caffè al bar non è un gesto scontato e privo di valore. Il covid 19 ci ha dimostrato quanto sia importante applicarsi per la difesa di ciò che siamo e per la conquista quotidiana di ciò che desideriamo e quanto valore prodotto da impegno, studio, dedizione ci sia anche nelle nostre semplici attività quotidiane. Questa percezione, nonostante i drammatici eventi che abbiamo vissuto, non è ancora entrata nella sensibilità di molti. Dobbiamo recuperare il senso del necessario impegno, della applicazione e della disponibilità alla ricostruzione Questa è la necessaria premessa per poter ripartire in modo convinto. Sarà essenziale in questa fase la collaborazione tra imprese e lavoratori.

Quali sono le sue previsioni su come e quando supereremo questa congiuntura e quanto la crisi colpirà l’occupazione delle persone

Confindustria Bergamo ha promosso un osservatorio presso le nostre imprese per cogliere il sentiment di queste ultime. Ai nostri imprenditori è stato chiesto quando, a loro avviso, finirà questa congiuntura. Le previsioni raccolte nelle risposte segnalano, tra la fine del 2020 e la metà del 2021, la riduzione o la fine degli effetti negativi della pandemia. In ogni caso, questa crisi sarà lunga e profonda e certamente colpirà l’occupazione delle persone. Io non credo a chi sostiene che questa emergenza sanitaria cambierà le nostre modalità di relazioni sociali, il nostro modo di lavorare. Penso che i grandi trend rimarranno immutati. Ci saranno diverse imprese che dovranno ristrutturarsi profondamente. Altri settori e aziende, invece, potranno crescere. È importate che le politiche socio-industriali del Governo prevedano il travaso di risorse da un’impresa ad un’altra, che favoriscano un ricambio di forza lavoro da un settore merceologico ad uno diverso. Il tema del blocco dei licenziamenti irrigidisce e non favorisce questi trasferimenti di risorse e sarà necessario mettere a punto dei meccanismi che accompagnino, che assistano le persone in questi spostamenti da un’impresa all’altra. Le persone vanno sostenute con dei sussidi nella fase di transizione ma devono anche essere coinvolte in piani di formazione e riqualificazione professionale in funzione dei nuove esigenze professionali.

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