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30/08/2019

Blockchain per il Made in Italy

By: Raffaele Maurici

La tracciabilità degli alimenti diventa realtà?

L’Italian Sounding e il commercio di prodotti alimentari contraffatti sono oggi fenomeni che operano su scala globale. Insieme formano una crescente minaccia, non solo per la competitività delle imprese italiane, ma anche per la salute e la sicurezza dei consumatori. Penalizzano i detentori di diritti di proprietà industriale, i proprietari di marchi commerciali e gli imprenditori che puntano sulla qualità e sull’autenticità dei prodotti. Per fronteggiarle, il governo italiano, si trova a mettere in atto investimenti a tutela del Made in Italy, per contrastare le distorsioni di mercato generate e le minori entrate erariali.

La contraffazione è oggi una rete globalizzata, in grado di operare in modo tempestivo e pervasivo, dotandosi di tecnologie sempre più evolute, innovando continuamente le strategie di produzione e di distribuzione. Se un tempo il fenomeno riguardava soprattutto i beni di lusso, oggi si estende anche ai beni di largo consumo. Si stima che il valore del falso Made in Italy agroalimentare nel mondo sia circa di 100 miliardi, con un aumento record del 70% nel corso dell’ultimo decennio, contro i 41 miliardi di export alimentare italiano. [1]

Una soluzione per arginare il fenomeno può arrivare dall’innovazione e dalle nuove tecnologie, in particolare dalla blockchain. Per controllare la regolarità delle filiere produttive serve maggiore sinergia e scambio di informazioni tra imprese, consumatori e autorità competenti. Flussi di comunicazione che solo nuove tecnologie di tracciabilità possono garantire, permettendo di  incrociare, tempestivamente e in ogni parte del mondo, l’origine dei prodotti e la vericidità delle informazioni.

Da tempo, per contrastare l’Italian Sounding e la contraffazione disponiamo di un’ampia gamma di soluzioni tecnologiche. Innanzitutto le soluzioni basate su codici ottici, QR Code e altri codici identificativi, ma anche pratiche più datate, come le marchiature, dagli ologrammi alle filigrane, fino agli inchiostri speciali. Esistono poi soluzioni basate sulle radiofrequenze, come NFC o RFID, e altre tecnologie, perlopiù di tipo meccanico o chimico. Difficilmente una soluzione è in grado di garantire livelli di sicurezza sufficienti, spesso si preferisce l’uso integrato di più tecnologie: una celata, interpretabile con congegni sofisticati, dedicata agli ispettori, e un’altra più accessibile, consultabile visivamente o tramite l’app di uno smartphone, destinata al consumatore finale. Fondamentale per il contrasto alla contraffazione è infatti coinvolgere e sensibilizzare dei consumatori. L’Italian Sounding si afferma sul mercato, non solo per la vantaggiosità dei prezzi, ma anche per la scarsa conoscenza del consumatore estero delle caratteristiche e della qualità del vero Made in Italy. Una carenza di conoscenza e di informazioni a cui oggi si tenta di rispondere offrendo soluzioni innovative. A tale riguardo la blockchain è certamente la tecnologia che suscita maggiori aspettative.

Formalmente la blockchain è una tecnologia basata su registri distribuiti, la definizione normativa indica che prevede l’uso di un registro condiviso, distribuito, replicabile, accessibile simultaneamente, architetturalmente decentralizzato su basi crittografiche, tali da consentire la registrazione, la convalida, l’aggiornamento e l’archiviazione di dati sia in chiaro che ulteriormente protetti da crittografia verificabili da ciascun partecipante, non alterabili e non modificabili.

Nella pratica, è una catena di informazioni, sicura, non alterabile, trasparente ed accessibile. Applicata al settore alimentare, consente al consumatore di verificare le informazioni disponibili sul prodotto prima di comprarlo, permettendo quindi decisioni d’acquisto più consapevoli.

Grazie a questa tecnologia, il consumatore, in qualsiasi parte del mondo, semplicemente inquadrando con il proprio smartphone il Qr code della confezione sullo scaffale, può verificare se il prodotto è tracciato e verificare l’autenticità delle indicazioni d’origine e delle altre caratteristiche segnalate sull’etichetta.

Informare sulla provenienza dei prodotti, certificando le trasformazioni e le transazioni avvenute lungo la filiera consente di offrire maggiore trasparenza ai consumatori. In questo modo si favoriscono decisioni d’acquisto più consapevoli e maggiori aspettative sul piano ambientale, etico e salutistico, premiando e garantendo una giusta remunerazione ai produttori più attenti alla qualità e alla sostenibilità.

Allo stesso tempo, il tracciamento della filiera, la documentazione della storia del prodotto e le maggiori garanzie di autenticità consentono di mitigare i successi della contraffazione e di contrastare in modo efficace il fenomeno dell’Italian Sounding.

Tra i vantaggi della blockchain c’è anche la possibilità di rintracciare tempestivamente e con precisione prodotti inadeguati ed eventuali lotti contaminati. In caso di richiamo del prodotto, ciò significa ridurre significativamente gli sprechi dovuti a un ritiro indiscriminato, riuscire a tutelare meglio la salute pubblica, limitare l’impatto economico, sociale e reputazionale.

In prospettiva, l’abbinamento di blockchain, IoT e intelligenza artificiale favorirà la riorganizzazione dei processi produttivi e distributivi, introducendo sistemi di supporto alle decisioni più efficaci.

Accanto agli indubbi benefici, l’adozione della blockchain presenta anche diversi fattori critici e interrogativi. Nello specifico italiano, la scarsa digitalizzazione del tessuto produttivo può costituire un serio ostacolo alla diffusione della blockchain, rendendo le aziende poco restie a condividere online informazioni sui prodotti e sulle transizioni di filiera, nel timore di dover adeguare l’organizzazione aziendale o di esporsi a maggiori rischi di concorrenza.

Più in generale, una criticità della tecnologia blockchain, più frequente nelle filiere di prodotti fisici rispetto a quelle digitali, consiste nell’errore umano che può alterare i dati nel momento dell’off-chain, prima dell’immissione.  La verifica delle informazioni prima che siano immesse resta infatti un fattore critico della blockchain. Se è vero che le informazioni inserite nella blockchain sono di fatto immutabili, ciò non garantisce che siano veritiere all’origine.  Senza una rilevazione automatica dei dati il rischio di un errore “off-chain” resta sempre possibile. Solo l’uso congiunto di blockchain e altre tecnologie quali l’IoT, in futuro, potrà offrire una soluzione efficace per il settore agroalimentare. Come evidenzia bene Paola Cane, esperta di normativa alimentare, la blockchain  “non è di per sé sufficiente a garantire l’effettiva origine dei prodotti che ne sono oggetto, né va inteso come mezzo atto a sostituire i tradizionali controlli e le attività svolte da enti terzi”. La blockchain “registra informazioni crittografate e inalterabili, ma non può garantire che le stesse corrispondano al vero”. [2]

La questione di come la blockchain, basata sull’assenza di una gestione centralizzata e di un ente di controllo, possa operare, senza snaturarsi, accanto ai diversi enti certificatori e di controllo di un settore assai regolamentato come quello agroalimentare mantiene aperti tutti i suoi interrogativi.

Nonostante le possibili criticità, attualmente sono sempre più numerose le aziende del settore agroalimentare che hanno in campo progetti di blockchain per la tracciabilità dei prodotti.  Tendenza confermata dai ricercatori di RuralHack nel recente paper Blockchain per l’agrifood. Scenari, applicazioni, impatti: “Dato  interessante  è  la  crescita  dell’attenzione  per  l’applicazione  delle  tecnologie blockchain e Distributed Ledger nella filiera alimentare: sono stati individuati 42 progetti – internazionali e italiani – dal 2016 al 2018, raddoppiati nell’ultimo anno”. [3]

Ad oggi, la maggior parte delle sperimentazioni operano nell’ambito delle collaborazioni tra grandi player del retail e del digitale. In uno di questi progetti pilota è stato possibile dimostrare come i tempi di individuazione della fattoria di produzione di un lotto di mango, grazie all’adozione di soluzioni blockchain, possa essere effettuato in soli 2,2 secondi. Adottando le procedure tradizionali, rintracciare l’esatta origine dello stesso prodotto avrebbe richiesto quasi sette giorni. Velocizzare i tempi di richiamo in caso di cibo contaminato è oggi una forte motivazione per le grandi catene del retail. La blockchain permette di evitare le lungaggini degli odierni modelli seriali “one-step-up and one-step-back” che risalgono la filiera, passo dopo passo. L’importanza di disporre di soluzioni tempestive di identificazione di lotti di alimenti è ben testimoniata dall’epidemia, causata dalla fornitura di lattuga contaminata dal batterio Escherichia coli, che lo scorso anno negli Usa si è propagata lungo 36 stati, causando il ricovero di oltre duecento persone e 5 decessi. Provocando, oltre alla perdita di vite umane, il ritiro massivo della lattuga romana prodotta nell’intero stato dell’Arizona. [4]

Al momento, risulta ancora difficile stimare i tempi di diffusione della nuova tecnologia, di certo occorrerà attendere diversi anni prima di disporre di applicazioni su grande scala. Se gli analisti di Gartner stimano che il valore generato dalla tecnologia  blockchain raggiungerà i 176 miliardi di dollari nel 2025 e saliranno a oltre 3.000 miliardi nel 2030. Ad oggi, agli occhi delle aziende italiane la blockchain appare più un’opportunità che una necessità improrogabile. Senz’altro ci saranno aziende che adotteranno la soluzione il più tempestivamente possibile in modo da cogliere la visibilità che le innovazioni di tendenza offrono. Ma un vero e proprio ruolo propulsore potrà essere svolto soprattutto dai grandi player del retail, i soli in grado di  spingere verso l’adozione della blockchain le complesse filiere che oggi operano nell’economia globale.

La reale volontà dei grandi player di fare leva sull’ecosistema nella direzione di una maggiore trasparenza resta un’incognita che influenzerà, per lo meno nel breve periodo, la diffusione delle soluzioni blockchain.

Solo trovando un’intesa tra tutti gli anelli della filiera è infatti possibile applicare in modo efficace le tecnologie blockchain. Coinvolgere tutti gli attori resta cruciale per favorirne l’adozione su vasta scala. Perché non si tratta solo di implementare una nuova tecnologia, ma anche di riconfigurare in profondità processi, relazioni e rapporti di forza all’interno di ecosistemi sempre più complessi e interdipendenti.

Adottare la blockchain è quindi un cambio di paradigma. Un cambiamento organizzativo ma anche culturale, che implica che tutti i soggetti coinvolti scelgano deliberatamente di fornire informazioni veritiere e di condividerle, non solo nella logica di una collaborazione B2B, ma nella prospettiva di una relazione più trasparente con i consumatori.

È pertanto riduttivo pensare alla blockchain come una sorta di “macchina della verità”, un ritrovato tecnologico per rendere più ostiche le attività di chi opera sul filo della comunicazione ingannevole. La blockchain ha tutte le potenzialità di un abilitatore di percorsi di innovazione sociale, dove non si tratta solo di tracciare un prodotto e le sue componenti, ma di ridurre l’asimmetria informativa lungo l’intera filiera e costruire nuovi equilibri.

 

Raffaele Maurici è presidente di Innovation Agency e membro del comitato direttivo dell’Istituto Italiano di Bioetica.

 

RIFERIMENTI

[1]

https://www.mise.gov.it/index.php/it/commercio-internazionale/198-notizie-stampa/2039982-di-maio-interviene-a-napoli-allapresnetazioen-del-rapporto-ice-2019

[2]

https://www.macchinealimentari.it/2019/05/08/blockchain-vantaggi-e-limiti-della-sua-applicazione/

[3]

Blockchain per l’agrifood. Scenari, applicazioni, impatti.

http://www.ruralhack.org/wp-content/uploads/2019/05/Blockchain-per-lagrifood.-1-1.pdf

 [4]

How Walmart brought unprecedented transparency to the food supply chain with Hyperledger Fabric

https://www.hyperledger.org/wp-content/uploads/2019/02/Hyperledger_CaseStudy_Walmart_Printable_V4.pdf