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Book Review: Prevenire

Manifesto per una tecnopolitica

La   multidisciplinarità è il tratto portante di  questo libro scritto da un epidemiologo, Paolo Vineis, uno scrittore e giornalista, Luca Carra, un fisico Roberto Cingolani. Tutti e tre possono vantare un percorso professionale di altissimo livello che permette loro di chiarire, con un respiro di rara efficacia e lungimiranza, il concetto di prevenzione. Per gli autori il genere umano ha contratto tre debiti quello socioeconomico, quello ambientale, quello cognitivo. Per ridurre queste passività ed evitare che divengano insolubili servono soluzioni globali, di forte impatto, modificando modelli organizzativi, analizzando i rischi sin dall’origine di un processo tecnologico per essere certi che i problemi creati da una nuova tecnologia non siano superiori ai rischi che essa produce.

Questa considerazione si è affermata solo recentemente quando si è compreso che il complessivo miglioramento della vita degli esseri umani ha anche prodotto degli effetti negativi tali da farci rischiare la perdita di questi benefici. Serve allora, secondo gli autori, una nuova tecnopolitica basata sulla prevenzione, capace di guidare lo sviluppo umano entro il perimetro dei “confini planetari”. La scienza deve divenire interdisciplinare e deve coinvolgere, molto di più di quanto non faccia ora, la popolazione in una dimensione internazionale che eviti le chiusure pericolose del localismo: “un nuovo e pacifico internazionalismo”.

Ma se queste sono le conclusioni di questo importante saggio, sarà interessante per il lettore comprendere quali sono le componenti dei tre debiti che sostengono le tesi di questo libro.

Il debito ambientale è quello che si evidenzia con forza dirompente, anche grazie alle campagne mediatiche che hanno visto protagonista Greta Thumberg, la giovane attivista che denuncia uno stato di cose che è sotto gli occhi di tutti e che dovrebbe mobilitare l’interesse dei politici e dei legislatori. Ma se ciò non avviene, alla luce di queste evidenze, come prevenire la catastrofe? Il cambiamento climatico può essere mitigato, per esempio, riducendo i consumi di carne. Ciò produrrebbe il doppio beneficio di far diminuire i gas serra e ridurrebbe i rischi per la salute, considerata la cancerogenicità delle carni rosse. I piani regolatori fin da ora dovrebbero disincentivare il trasporto privato e favorire la mobilità attiva e sostenibile, progettando nuove infrastrutture che permettano lo sviluppo di queste strategie. Ma urbanizzazione, inquinamento, salute devono essere i tasselli, con altri, di un grande quadro multidisciplinare. È questo il filo rosso che percorre tutte le analisi proposte nel saggio.

Ma se il debito ambientale ci risulta chiaro e palpabile meno noto è sicuramente quello cognitivo. Se ci è ormai evidente lo scotto ambientale che abbiamo pagato alla società industriale, solo recentemente si è compreso il valore dell’impatto sulla psiche del carico emotivo e relazionale associato agli stili di vita che attraversano la comunità mondiale. Iperstimolazione informativa prodotta dai mezzi elettronici, diverse condizioni di lavoro, precarietà, intensità delle richieste a fronte di scarse competenze creano ansia, depressione, fino a evidenziare patologie quali quelle legate alle malattie cardiovascolari. In passato le transizioni tecnologiche venivano metabolizzate lentamente dalla società che costruiva nuove professionalità con adeguata formazione e con passaggi indolori. Oggi la dirompente, pervasiva crescita delle tecnologie digitali è stata così rapida da non essere assorbita con altrettanta velocità dal sistema sociale. Si pone quindi un problema di riconversione dei lavoratori, la creazione e l’utilizzo di nuove strutture e la formazione dei nostri concittadini all’uso delle nuove tecnologie. Per ridurre questo debito serve un gran lavoro tra pubblico e privato, scuola, imprese e mass media, per dare vita, sottolineano gli autori, ad una società consapevole e resiliente.

Il saggio propone, sui temi qui appena sfiorati, approfondimenti e dati di estremo valore e originalità, un motivo ulteriore per la lettura del volume. Ma su un’analisi molto pertinente e illuminante per il nostro procedere quotidiano val la pena soffermarsi.

Gli autori si pongono la domanda da dove provenga la frammentarietà che è uno dei segni del nostro tempo. La risposta è nella scomparsa dei corpi intermedi e, più in generale, delle competenze che ha reso difficile comprendere da dove vengono le idee giuste o semplicemente le idee. Siamo dominati dal pensiero non sistematico di idee frammentarie, in perenne lotta fra loro, secondo modalità confuse, aggressive e accelerate. Non è inutile ricordare che “la teoria della conoscenza insiste da qualche secolo sul fatto che anche una singola nozione dipende dall’insieme di tutte le nostre conoscenze in quel campo“.

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Titolo: Prevenire. Manifesto per una tecnopolitica

Autore: Paolo Vineis, Luca Carra, Roberto Cingolani

Editore: Einaudi

Anno edizione: 2020

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