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Guardare con speranza e ottimismo al 2021

Le riflessioni di fine anno del Direttore Scientifico Giorgio Metta*

Il 2020 è stato un anno complesso, per tutti. La ricerca però non si è mai fermata, anzi. Le attività legate alla pandemia certamente sono state molte, centri di ricerca, università e aziende hanno unito le loro forze per arginare una situazione che, ancora oggi purtroppo, rimane difficile. Anche IIT ha contribuito a fronteggiare l’emergenza sanitaria. Nonostante la tematica non rientrasse in modo centrale nelle attività previste dal nostro piano scientifico, abbiamo lanciato l’iniziativa IITvsCovid-19, collaborando con aziende e strutture sanitarie, istituzioni e gruppi di ricerca fornendo qualche “arma” in più per combattere la pandemia: nuovi respiratori d’emergenza, nuovi DPI, sistemi di IA e robotica per la diagnostica e molto altro. L’attività di ricerca “ordinaria” però, in IIT come in altri enti e università nel mondo, non si è, fortunatamente, mai fermata e si sono raggiunti grandi traguardi in tutti i campi della scienza un po’ diluiti da tutti i media in uno scenario, comprensibilmente, focalizzato sul coronavirus e sulla gestione della relativa emergenza.

In questo 2020 abbiamo raggiunto importanti risultati nel campo della robotica protesica: la nostra Hannes, la protesi di mano robotica realizzata con Inail si è guadagnata il compasso d’oro per il design e la copertina della prestigiosa rivista Science Robotics, d’altro canto la Softhand Pro, la protesi di mano al centro di numerosi finanziamenti europei nata da una collaborazione con l’Università di Pisa, si è classificata al secondo posto al Cybathlon, le olimpiadi dei Cyborg. Anche gli studi relativi alle tecnologie per le scienze della vita hanno portato grandi soddisfazioni: la creazione un nuovo farmaco, in progettazione da un team multidisciplinare di neuroscienziati e scienziati computazionali, per diminuire i deficit cognitivi tipici della sindrome di Down e di alcune malattie del neurosviluppo come l’autismo e gli studi sui farmaci a base di RNA molto promettenti per il trattamento del Parkinson. Infine, non dimentichiamo la recentissima iniziativa che ha unito robotica e scienze della vita nella quale il nostro robot iCub sta sperimentando programmi di aiuto ai bambini affetti da disturbi dello spettro autistico.

Anche altre temi sono stati parzialmente oscurati dall’impatto mediatico e non solo di questa situazione senza precedenti: l’importanza dei finanziamenti della ricerca, del trasferimento tecnologico e del piano industria 4.0, che nonostante tutto sta proseguendo, connettendo sempre più il mondo della scienza e della tecnologia con quello dell’impresa. Sono nati nuovi poli di innovazione come Amave, gestito dal Competence Center  Start 4.0 e si sono rafforzati centri di competenza come Seastar dedicato all’energia e alla sostenibilità che coinvolge oltre a IIT, il MISE e il Politecnico di Torino. Nel 2021 inaugureremo nel cuore della Valpolcevera, in un’area mai come oggi bisognosa di rilancio, il Center for Joint Industrial Research, situato proprio sotto a quel nuovo Ponte simbolo di speranza nella scienza e nella tecnologia. Sarà una infrastruttura all’avanguardia con spazi attrezzati per la realizzazione di robot industriali di grandi dimensioni, proprio come quelli realizzati da IIT e Camozzi per il Ponte San Giorgio, dove troveranno spazio circa 150 ricercatori, tutti i nostri laboratori congiunti con le imprese hi-tech e un incubatore d’impresa. Insieme alla potenza di calcolo del nostro recente HPC – High Perfomance Computer – il super computer chiamato Franklin, istallato in collaborazione con Liguria Digitale che da solo costituisce circa il 10% della capacità di calcolo del nostro Paese, e le infrastrutture di rete che sono previste per la nostra regione, credo davvero potremo guardare con speranza all’anno che sta arrivando.

Per il prossimo anno abbiamo in previsione il lancio di importanti iniziative tra le quali: una dedicata alla sostenibilità, con circa 40 team di ricerca che lavoreranno concentrandosi sui Sustainable Development Goal (SDG) delle nazioni unite previste dall’Agenda 2030, una dedicata all’Intelligenza Artificiale, che sarà sempre più trasversale in ogni campo della ricerca (dalla medicina, alla robotica passando per le scienze dei materiali), e una dedicata agli studi sull’RNA, molecola alla base di complessi processi cellulari che apre nuove prospettive di cura e comprensione di mali incurabili. Nei prossimi anni il Paese dovrebbe puntare sempre di più sulla ricerca e innovazione tecnologica. Manteniamo alta l’attenzione delle istituzioni sull’importanza di non abbandonare la scienza, come fonte di soluzioni ai problemi, ma anche di nuove domande e sfide da affrontare per migliorare la vita delle persone. La ricerca scientifica è come un viaggio sulla Luna, non si può fare da soli. Servono moltissime persone con competenze diverse che lavorano insieme per un obiettivo comune. Qualsiasi sia il nostro obiettivo, come Paese e come società, dobbiamo tutti lavorare insieme, ricercatori, istituzioni, imprese e cittadini per assicurare ai nostri figli un mondo migliore nella quale valga la pena vivere.


*L’articolo è stato pubblicato su Il Secolo XIX del 28/12/2020

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