Approfondimenti
11/01/2019

Il ruolo della tecnologia nella cultura

By: Raffaele Maurici

L’innovazione tecnologica al servizio della cultura, qual è lo stato dell’arte del rapporto tra tecnologia e cultura in Italia?

La cultura è un “soft power” che alimenta l’attrattività dei nostri territori e svolge un ruolo trainante in numerosi ambiti produttivi, arricchendo incessantemente i tratti distintivi il Made in Italy e consolidando il posizionamento dei prodotti e dell’immagine del Paese sui mercati internazionali.

Il recente Rapporto 2018 “Io sono cultura – l’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi”, realizzato da Fondazione Symbola e Unioncamere, fornisce un’analisi accurata, oltreché quantitativa, del crescente ruolo della cultura e della creatività nell’economia nazionale. Considerato nel suo insieme, il Sistema Produttivo Culturale e Creativo (SPCC) genera oltre 92 miliardi di valore aggiunto ed esercita un effetto moltiplicatore sul resto dell’economia in grado di muovere complessivamente oltre 255 miliardi, il 16,6% del PIL italiano.

Il valore prodotto dalle filiere culturali mostra riflessi positivi anche sull’occupazione: gli addetti del settore vengono stimati in 1.520.000 unità, mostrando un incremento costante e superiore alla media dell’economia nazionale.

La sinergia sempre più stretta tra la cultura italiana e lo sviluppo economico viene confermata dal riscontro che i territori con una solida presenza dell’industria culturale e creativa sono in genere anche aree ad alta vocazione manifatturiera.

Accanto a questo “effetto volano” sulla crescita, il settore culturale assolve alla funzione fondamentale di elaborazione della identità nazionale e delle comunità locali,  consolidando i fattori intangibili che posizionano il Paese nello scacchiere internazionale. Uno studio condotto da US News insieme all’Università della Pennsylvania, posiziona infatti l’Italia al primo posto al mondo per la sua influenza culturale.

L’approvazione della “Disciplina e promozione delle imprese culturali e creative” ha segnato un primo punto di svolta, a lungo atteso, nell’annoso dibattito sul riconoscimento delle imprese culturali e creative. Un allargamento del perimetro che favorisce una visione unitaria del settore: dalla produzione culturale, sempre più aperta alle logiche della sostenibilità se non del profitto, alla salvaguardia e valorizzazione dell’enorme patrimonio di beni culturali del Paese, prestando una attenzione rinnovata alla partecipazione del cittadino alla vita delle istituzioni culturali.

L’Anno Europeo del Patrimonio Culturale si è appena concluso, con un bilancio di oltre 12.000 eventi in 37 paesi e la partecipazione di 7 milioni di persone.  Un successo, al tempo stesso europeo e italiano, che ha messo in evidenza come il nodo della valorizzazione dei beni culturali non sia più procrastinabile. Se il riconoscimento normativo delle imprese culturali e creative segna un primo passo nella giusta direzione, tuttora disattesa resta la questione dell’innovazione tecnologica del settore, tanto dirompente quando occasionale e incoerente, da richiedere un’analisi ampia e lungimirante, difficilmente confinabile nel perimetro tradizionale del dibattito degli specialisti del settore. Cultura e tecnologia sono destinate a dare vita a sinergie sempre più strette, rendendo necessari profondi cambiamenti di paradigma, in grado di interpretare un’innovazione sempre più fondata sulla convergenza dei saperi e su dinamiche di ecosistema, sempre più pervasive.

In questo contesto generale, occorre inoltre considerare la specificità del patrimonio culturale italiano, la cui gestione si è sempre configurata in una sfida di grande complessità. Rispetto alle altre nazioni, il nostro Paese è dotato di un numero elevatissimo di beni culturali, sparsi in modo eterogeneo ed estremamente ampio sull’intero territorio nazionale. La frammentazione  e la dispersione territoriale sono tratto distintivi del nostro patrimonio culturale. Una complessità che storicamente ha favorito contaminazioni di stilemi e una creazione incessante di prodotti a forte connotazione culturale. Ma, nel medesimo tempo, ha reso assai sfidante la conservazione e la  tutela del patrimonio culturale, proponendo una complessità di gestione che non ha eguali al mondo. Per molti anni, nel settore del beni culturali, il tema della conservazione e del restauro ha prevalso sistematicamente su altre questioni, considerate meno cruciali, come la valorizzazione e la fruizione dei beni culturali.

Conseguentemente, risulta oggi ben consolidato l’utilizzo della tecnologia nella diagnostica, nel restauro e nella conservazione dei beni culturali, ambiti dove l’Italia è in grado di vantare realtà d’eccellenza a livello internazionale, sia nella ricerca di settore che in ambito applicativo.

Solo in anni recenti, abbiamo potuto assistere a un cambio di prospettiva, con un interesse crescente verso il nodo della fruizione del patrimonio culturale. Parallelamente, si è resa più stringente la necessità di una maggiore sostenibilità della gestione dei beni culturali, sono state avviate partnership pubblico-privato inedite e una maggiore attenzione è stata prestata alla capacità di attrarre flussi turistici e allo sviluppo di un’esperienza di visita più coinvolgente. Passo dopo passo, si è diffusa la consapevolezza del ruolo abilitante che l’innovazione tecnologica e la digital transformation possono avere a favore di un mutamento di prospettiva dell’intero settore.

Il valore aggiunto che la tecnologia è in grado di offrire alla fruizione dei beni culturali è oggetto, oggi, di un dibattito serrato e continua a generare una casistica ampia di studi e sperimentazioni. Inizialmente la tecnologia è stata utilizzata con l’intento di migliorare l’esperienza del visitatore, rendendo l’offerta dei contenuti più versatile e personalizzata. Grazie ad un’intensa opera di digitalizzazione mirata, i percorsi espositivi tradizionali sono stati arricchiti con allestimenti multimediali, tecniche proiettive su grandi superfici, totem interattivi e display touch screen. Un grande impegno è stato profuso nella realizzazione di interfacce utenti sempre più naturali e accessibili, anche ai diversamente abili.

In anni più recenti, l’utilizzo della tecnologia ha cominciato ad orientarsi verso la creazione di esperienze sempre più immersive e di condivisione. Una diversa modalità di ideazione dei contenuti che permette di offrire alternative, finora inedite, nella fruizione di opere e beni culturali. Le soluzioni virtuali consentono infatti di realizzare storytelling di ultima generazione, in grado di dare vita a percorsi espositivi e addirittura a interi musei, anche in mancanza di opere carismatiche o di manufatti d’epoca, rendendo attrattivi un gran numero di castelli, fortezze, palazzi e luoghi di rilevanza storica, che pur essendo spogli di opere possono proporsi come location di avvincenti narrazioni.

L’ultima frontiera della valorizzazione dei beni culturali è indubbiamente l’utilizzo di visori immersivi e della virtualità. Non è infrequente oggi trovare all’interno dell’offerta museale anche esperienze di realtà aumentata, realtà virtuale e talvolta di mixed reality. Si tratta di soluzioni immersive, ad alta tecnologia, che si stanno diffondendo molto rapidamente e che promettono di rivoluzionare la progettazione e le logiche degli spazi espositivi, introducendo nuovi modelli di edutaintment.

Ancora in fase sperimentale resta l’ausilio della robotica, dove possiamo individuare due indirizzi principali, da un lato l’utilizzo di robot antropomorfi dedicati all’accoglienza dei visitatori, in grado di offrire informazioni utili e di guidare i visitatori lungo le aree del museo, dall’altro lo sviluppo di installazioni robotizzate, come i dinosauri-robot a dimensioni naturali, per rendere più dinamici e emozionanti i musei di storia naturale.

Accanto a queste soluzioni tecnologiche che hanno indubbiamente rivoluzionato l’assetto delle esposizioni e l’esperienza di visita, stanno emergendo, negli ultimi anni, modelli innovativi basati sulla forza abilitante delle tecnologie di condivisione, dei big data e dell’intelligenza artificiale. “Engagement”, “sharing”, “audience”, “community” sono termini sempre più ricorrenti nella valorizzazione dei beni  culturali. Le tecnologie digitali permettono di espandere l’esperienza di visita, dilatandola temporalmente, estendendola sui territori limitrofi al sito culturale, favorendo la sua condivisione con altri, grazie a un ecosistema sempre più complesso di social network e di profili personali. In questa prospettiva, la fruizione comincia già in fase di pre-visita, con la raccolta di informazioni e di commenti di altri visitatori, nello stesso tempo l’esperienza prosegue ben oltre la visita, garantendo alti livelli di engagement, di contaminazione culturale e di rielaborazione condivisa dei contenuti. E’, senza dubbio, uno scenario di fruizione culturale inedito, in grado di generare quantità assai rilevanti di informazioni, una vera e propria miniera di dati che si affianca al già consistente patrimonio dei cosiddetti “cultural data”, generato negli anni dalla digitalizzazione intensiva dei beni culturali.

Resta ancora da scoprire il ruolo che le scienze computazionali potranno svolgere nel complesso processo della valorizzazione dei beni culturali. Se da un lato la recente piattaforma online, Europeana, ha superato ormai la cifra di 50 milioni di opere digitalizzate, la virtualizzazione del patrimonio culturale sembra ancora essere in uno stadio iniziale. Uno scenario dove la gestione dell’enorme nuvola di dati culturali vede protagonisti principalmente soggetti privati, alimentando nuovi interrogativi sui diritti di proprietà, di accesso e di fruizione dei cultural data.

Un impatto altrettanto profondo sulla valorizzazione dei beni culturali può essere esercitato dall’intelligenza artificiale, soprattutto in tema di strategie data driven e di rilevazioni di  tendenze celate all’interno dei big data, e forse di valorizzazione di cultural data che oggi appaiono non significativi. L’evolversi della trasformazione digitale è talmente dirompente che è lecito attendersi che presto i cultural data potranno essere considerati una componente dei “giacimenti culturali” del Paese, accanto al tradizionale patrimonio culturale tangibile e intangibile.

Grazie all’innovazione tecnologica, la missione della cultura trova oggi nuove prospettive, suggerendo l’idea che la valorizzazione di un patrimonio culturale estremamente diffuso, come quello del nostro Paese, possa alimentare nuove formule di creatività condivisa e partecipata. Uno spazio di convergenza di saperi e di esperienze dove il crescente disallineamento tra l’innovazione tecnologica e quella sociale possa trovare una composizione, come è sempre accaduto nei momenti migliori della nostra storia culturale.