La Fondazione Armenise Harvard compie 30 anni

Un convegno di riflessione in Senato sulla capacità dell’Italia di attrarre talenti

Il 24 giugno 2026 presso la Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani a Roma la Fondazione Giovanni Armenise Harvard, voluta dall’imprenditore e uomo di finanza Giovanni Auletta Armenise (Bari, 1931 – Roma, 2013), ha festeggiato i 30 anni di attività con un convegno dedicato al talento nella scienza e alla capacità dell’Italia di attrarlo e sostenerlo. La Fondazione, infatti, opera da ponte stabile tra Harvard negli USA e l’Italia per quei ricercatori e ricercatrici che vogliono trasferirsi in Italia per proseguire la propria carriera scientifica. In totale negli anni ha selezionato 36 vincitori del prestigioso Career Development Award (CDA), a fronte di un investimento di circa 35 milioni di dollari.

Una scommessa che, nelle parole di Elisabetta Vitali, Executive Director, Giovanni Armenise Harvard Foundation, è legata a un impegno di interesse più generale: “Investire nella ricerca non è soltanto un dovere morale o culturale. È una scelta strutturale per la crescita del Paese. È una leva di competitività. È una condizione essenziale per creare valore durevole e benessere per le nuove generazioni”.

Durante il convegno, il quale è stato realizzato presso la sede di Presidenza del Senato della Repubblica su iniziativa della Senatrice a vita Prof.ssa Elena Cattaneo, sono state raccolte riflessioni e analisi degli elementi facilitanti e le criticità che consentono di creare ponti ed ecosistemi per attrarre in Italia i talenti della ricerca da tutto il mondo. Tra i dati messi in evidenza quelli OCSE, che illustrano il saldo negativo nazionale, il più alto tra i Paesi dell’Unione Europea, dei ricercatori emigrati rispetto a quelli che hanno scelto di giungere in Italia: tra il 2002 e il 2016 l’Italia ha registrato una perdita netta di quasi 11.000 ricercatori.

Ma se il fenomeno dell’emigrazione dei talenti fa parte della normale vita della ricerca, fatta di scambi ed esperienze internazionali, il punto critico evidenziato è quello di rendere l’Italia una tappa desiderabile, credibile e competitiva nei percorsi di carriera degli scienziati. Marino Zerial, membro dell’Italian Scholarship Advisory Committee della Fondazione Armenise Harvard e Direttore dello Human Technopole ha sottolineato: “Un ecosistema della ricerca non si misura soltanto dal prestigio delle sue università o dei suoi istituti, ma dalla capacità di offrire libertà scientifica, finanziamenti adeguati, infrastrutture moderne, supporto amministrativo e procedure chiare e attuabili con tempistiche ragionevoli, percorsi di carriera credibili, trasferimento tecnologico, apertura internazionale.”

La ricetta proposta dalla Fondazione Armenise Harvard per rinvigorire l’ecosistema nazionale prevede quattro ingredienti principali: il rafforzamento delle connessioni tra università, enti di ricerca, fondazioni, imprese, istituzioni pubbliche e reti internazionali; la programmazione ed erogazione di finanziamenti con regolarità; la riduzione della burocrazia e dei tempi amministrativi; l’offerta di contratti adeguati alle reali necessità dei laboratori.

Negli anni il sostegno della Fondazione Armenise Harvard ha rappresentato per i beneficiari del premio Career Development Award (CDA) un reale momento di svolta nella loro carriera. La Fondazione ha misurato oltre 147 milioni di euro in finanziamenti ottenuti dai loro fellow – tra cui 20 ERC grant, oltre 1.200 articoli scientifici pubblicati e 60 brevetti registrati.

Le testimonianze di alcuni di loro sono state raccolte in un video che la Fondazione ha trasmesso durante l’incontro a Palazzo Giustiniani e disponibile online su Youtube: https://youtu.be/2JEpINHbwyI?si=jW30mn2I5T-xHL1f

All’incontro erano presenti anche i cinque talenti supportati dalla Fondazione attivi all’Istituto Italiano di Tecnologia: Stefano Gustincich, che vinse il CDA nel 2003 stabilendo un laboratorio alla SISSA di Trieste e dal 2015 è in IIT, oggi Direttore del Center for Clinical and Computational Genomics (C3G) ad Aosta e a capo dell’Unità di ricerca Non-coding RNA and RNA-based therapeutics a Genova; Giuliano Iurilli vincitore nel 2018, il quale grazie al finanziamento ha creato un proprio laboratorio presso il Center for Neuroscience and Cognitive Systems (CNCS) dell’IIT a Rovereto; Irene Farabella, vincitrice nel 2022, ha potuto costituire l’Unità di ricerca Integrative Nuclear Architecture a Genova; Federico Rossi nel 2023, gli ha permesso di stabilire il laboratorio Functional Architecture of Neural Circuits presso il CNCS a Rovereto; e infine Angelo Forli, che ha conquistato il CDA nel 2025, aprendo così l’Unità Neural Networks for Natural Intelligence a Genova.

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