Europa
06/12/2018

L’ERC e una nuova generazione di ricercatori

By: Valeria delle Cave

Il 4 dicembre all’IIT, una giornata dedicata alla ricerca scientifica in Europa con il Presidente dell’European Research Council (ERC) Jean-Pierre Bourguignon e i ricercatori ERC dell’IIT.

“Fin dai primi incontri nel 2005, quando ancora l’ERC non era nato, c’era l’ambizione di dare una opportunità reale ai giovani ricercatori e ai nuovi gruppi di ricerca”, ha ricordato Jean-Pierre Bourguignon, Presidente dell’ERC, durante il suo discorso dal titolo “Empowering a new generation of researchers”, sottolineando l’importanza di investire nelle nuove generazioni per dare loro l’opportunità di costruire la propria carriera in Europa e potere progettarvi un futuro. L’ERC è stato istituito dall’Unione europea nel 2007 e oggi la maggioranza dei beneficiari dei finanziamenti ERC ha un’età inferiore ai 40 anni. Due terzi del budget è destinato a borse che supportano la nascita di nuovi ricercatori indipendenti e i relativi team. Nel 2018 il budget ERC è stato di 1,9 miliardi di euro, che si sono aggiunti a quelli degli anni precedenti per un totale di 14 miliardi di euro investiti in progetti scientifici nel periodo 2007-2018. Ne hanno beneficiato circa 9.000 ricercatori e oltre 50.000 ricercatori post-doc, dottorandi e altro personale che lavora nei rispettivi gruppi di ricerca. Di questo finanziamento 719 milioni di euro sono stati destinati a beneficiari in Italia, dove si contano in totale circa 465 progetti.

L’eccellenza della ricerca è garantito da un sistema di valutazione che alcuni paesi e istituti di ricerca hanno voluto imitare: “il processo di valutazione è stato disegnato in modo che il progetto venga valutato solamente per la sua qualità scientifica, e verificando che il proponente sia in grado di condurlo”, ha spiegato Bourguignon. Ma per fare buona ricerca in Europa, ha ricordato il Presidente, l’ERC da solo non basta, è necessario che anche altre istituzioni e autorità entrino in gioco in tutti i paesi dell’Unione, per garantire trasparenza nel processo di reclutamento degli scienziati, che deve essere basato sul merito. Ha ricordato che in recenti sondaggi il 77% dei ricercatori europei è convinto che il merito sia alla base delle assunzioni nelle loro istituzioni, ma in alcuni paesi il dato è più critico, come in Italia dove si ha solo il 61% di risposte positive. L’ERC può supportare gli sforzi che vengono fatti nei singoli istituti, agendo da catalizzatore degli istituti più ambiziosi e virtuosi. Il Presidente ha quindi riconosciuto nell’IIT di Genova “un chiaro esempio, di questo processo”.

Il discorso di Bourguignon, infatti, è arrivato subito dopo la presentazione da parte dei ricercatori di IIT finanziati da ERC: 23 voci per 27 progetti vinti e 2 in fase di acquisizione, svolti nei laboratori di Genova, Milano, Lecce, Rovereto e Roma. Alcuni di loro sono italiani rientrati dall’estero: Paolo Decuzzi rientrato dagli Stati Uniti, Giandomenico Iannetti e Paolo Melchiorre, rientrati quest’anno dalla Gran Bretagna e dalla Spagna. Altri sono stranieri, come Agnieszka Wykowska, altri sono giovanissimi, come Ferruccio Pisanello e Gianni Ciofani poco più che trentenni, oppure meritevoli di diversi progetti successivi: Liberato Manna (tra i ricercatori più citati nel 2018 secondo Clarivate) titolare di 2 finanziamenti ERC; Paolo Melchiorre, anche lui 2; Cristina Becchio, 2 finanziamenti, tra cui un Proof of Concept, pensato per aiutare i ricercatori che hanno ottenuto una borsa ERC a colmare il divario tra una ricerca pionieristica di laboratorio e le prime fasi della sua commercializzazione; Antonio Bicchi, con 3 progetti, di cui l’ultimo da 10 milioni di euro da condurre in rete con l’Imperial College di Londra e la Medizinische Universitat di Vienna. Francesco De Angelis, dal cui progetto potrebbe nascere una start-up; Tommaso Fellin che ha l’obiettivo di crackare il linguaggio del cervello e Alessandro Gozzi, che in precedenza lavorava in un’azienda. E il vincitore più recente: Giuseppe Vicidomini. Ma anche molte ricercatrici, 8, che dimostrano che si può tendere verso una gender balance in campi tecnologici come la robotica, l’AI, le nanotecnologie e le biotecnologie: Maria Rosa Antognazza, Cristina Becchio, Laura Cancedda, Barbara Caputo, Teresa Pellegrino, Annamaria Petrozza, Alessandra Sciutti e Agnieszka Wykowska.