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05/03/2019

Psiche e techne: la roboetica entra in Vaticano

By: Claudio Rossetti

Le nuove frontiere della ricerca al centro dell’incontro organizzato dalla Pontificia Accademia per la Vita 

La Pontificia accademia per la Vita ha ricordato i suoi venticinque anni d’attività con un convegno che ha visto una grande partecipazione di persone tra le quali 140 accademici, con un workshop pubblico con 250 iscritti e 14 relatori da Africa, Asia, Europa e Americhe per esaminare tendenze e problematiche antropologiche, filosofiche e teologiche legate all’introduzione dei robot sul mercato e in campo medico – sanitario.

Il Santo Padre Francesco ha salutato i partecipanti all’assemblea plenaria della Pontificia Accademia per la Vita con un discorso molto articolato sul tema dell’uomo e della tecnica sulle “tecnologie emergenti e convergenti”. Nel suo intervento Papa Francesco ha ricordato che “l’odierna evoluzione della capacità tecnica produce un incantamento pericoloso: invece di consegnare alla vita umana gli strumenti che ne migliorano la cura, si corre il rischio di consegnare la vita alla logica dei dispositivi che ne decidono il valore. Questo rovesciamento è destinato a produrre esiti nefasti: la macchina non si limita a guidarsi da sola, ma finisce per guidare l’uomo. La ragione umana viene così ridotta ad una razionalità alienata dagli effetti, che non può essere considerata degna dell’uomo”.

Ospite del convegno anche il direttore scientifico di IIT, Roberto Cingolani che, durante il suo appassionato intervento ha ricordato che “spesso le persone pensano cose catastrofiche sull’intelligenza artificiale. Non sono un filosofo ne un uomo di chiesa, ma dobbiamo discutere di queste cose senza avere pregiudizi. Non dobbiamo avere paura dell’intelligenza artificiale ma dobbiamo affrontare seriamente la questione del rapporto tra umani e tecnologia”.

“La sfida delle AI è ridurre le disuguaglianze e aumentare il benessere delle persone. I robot possono essere impiegati per ridurre l’impronta energetica, possono sostituire gli umani in lavori usuranti ma la sostenibilità globale deve essere l’indicatore di ogni crescita, anche locale, quello che io chiamo crescita Homo Sapiens 2.0, non costruiamo giocattoli ma strumenti per dare un futuro ai nostri figli”.

Il congresso nell’aula nuova del Sinodo

I signori della tecnica al servizio della vita

(intervista al Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, Monsignor Vincenzo Paglia)

Perché la Pontificia Accademia per la Vita ha dedicato, nel suo primo giubileo, una sessione di studio alla roboetica?

L’interesse nasce dal fatto che il mondo oggi è come invaso dalla prospettiva tecnologica. Si tratta di una pressione molto forte che modifica le organizzazioni, i sistemi industriali e i rapporti tra le persone. La robotica è ormai parte di quella prospettiva semantica che noi chiamiamo vita. La Pontificia Accademia per la Vita ha sentito la necessità urgente di ascoltare le testimonianze di coloro che possono farci comprendere quanto sta accadendo in questo campo. L’obiettivo è creare un dialogo con chi si occupa di tecnologie avanzate perché siamo convinti che tutto ciò non è neutro ma crea giudizi, indicazioni, attenzioni, nuovi equilibri. Dobbiamo essere partecipi di uno sviluppo che aiuti l’uomo e non lo schiavizzi, che sia di sostegno allo sviluppo umano senza mortificarlo. Questo è il significato di questo primo momento di riflessione sulla roboetica. Il nostro impegno su questi temi continuerà anche nell’incontro del prossimo anno quando ci occuperemo di intelligenza artificiale.

Nel suo intervento in apertura dei lavori del convegno, Lei ha citato “i signori della tecnica al servizio della vita”

Riprendevo questa affermazione da Platone il quale quando parla dell’organizzazione della polis ritiene di sottolineare che la signoria va all’umano cioè a colui che deve organizzare la convivenza civile sottraendola al mercato o all’arte della guerra che non hanno obiettivi umanistici immediati. Il senso del mio pensiero è sottolineare che l’uomo deve rimanere signore della creazione . L’uomo deve rimanere umano, se vogliamo che la tecnica resti umana e quindi non bisogna esonerare l’uomo dalla cabina di regia della tecnica.

Se l‘uomo riesce a mantenere la regia la tecnologia sarà al suo servizio, se nella cabina di regia domina la tecnica l’uomo ritorna ad essere uno schiavo. Non a caso il termine robot nasce dal termine ceco robota che significa lavoro pesante o forzato.

Cosa resta dopo due giornate di interventi, dibattiti, incontri sulla roboetica?

I lavori di questa sessione hanno delineato un ambito complesso, ricco di prospettive ma costellato da problematicità che evidenziano rischi non indifferenti dei quali dobbiamo essere consapevoli. Viviamo in un passaggio delicatissimo della storia umana, non so dire se siamo difronte ad un momento epocale ma certamente questa fase, segnata dalla dirompente forza delle tecnologie, ha delle connotazioni importanti, e il nostro convegno le ha sottolineate. Se per un verso abbiamo potuto osservare l’accresciuta potenzialità della robotica, dobbiamo di concerto crescere nella dimensione etica.

Quindi riempire di contenuti il termine roboetica. Per fare questo sono stati coinvolti scienziati di diverse discipline, dalla filosofia morale all’economia fino al vastissimo impiego di nuove tecnologie nell’ambito della salute e della medicina.

 Come nasce il rapporto con Cingolani e l’IIT?

In questo caso, Cingolani rappresenta il peccato originale. È stato lui che mi ha introdotto in questo mondo nel corso di un’indimenticabile visita all’IIT di Genova. Qui ho potuto verificare di persona i risultati del lavoro dei ricercatori dell’Istituto Italiano di Tecnologia, un giacimento dal quale estrarre il meglio della ricerca scientifica, della robotica, in particolare quella riabilitativa, e poi il vastissimo campo degli studi in ambito della medicina e della chirurgia. Roberto Cingolani è l’esempio di come un’uomo possa, attraverso la tecnica, aiutare il progresso. Rimanendo, appunto, nella cabina di regia. Per promuovere la tecnica in una prospettiva umana dobbiamo rimanere umani.