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17/10/2018

Rubrica, Book Review: Mondo nuovo

By: Raffaele Maurici

Recensione del saggio di Stephen King “Mondo nuovo. La fine della globalizzazione e il ritorno della storia.”

“La globalizzazione non è un destino. Le forze che l’hanno creata – tecnologia, politica, economia, demografia – possono rovesciarla, anzi lo stanno già facendo. E forse, al posto di questa globalizzazione, un giorno ne nascerà un’altra, magari in salsa cinese. Stephen King ci guida attraverso la crisi del paradigma economico e geopolitico corrente con maestria, originalità e brillantezza. Questo libro è già un classico”.  Lucio Caracciolo, direttore della rivista di studi geopolitici Limes.

Stephen King, economista di fama internazionale, si ripropone nel panorama editoriale con un nuovo saggio – acuto e felicemente originale – sul tema controverso della fine della globalizzazione. Per quanto assertore convinto dell’integrazione economica tra le diverse regioni del mondo, King non rinuncia ad un’analisi critica del fenomeno e propone ai lettori un viaggio avvincente, lungo le diverse epoche storiche, alla ricerca delle ragioni di ascesa e caduta delle “globalizzazioni” del passato.

IL RITORNO DELLA STORIA

Già nel titolo dell’opera – “Grave New World: The End of Globalization, the Return of History” –  King suggerisce, accanto all’ironico omaggio al romanzo “Brave New World” di Aldous Huxley, la sua contrapposizione di fondo alla tesi di Francis Fukuyama che, nell’ormai lontano 1989, annunciò la “fine della storia”, nella convinzione che la democrazia e il libero mercato avessero trionfato definitivamente su ogni sistema rivale. Erano gli anni della fine della Guerra Fredda e i valori occidentali, proiettati su scala globale, sembravano sul punto di diffondersi in tutto il mondo. Una visione unificante e celebrativa a cui King, con intento provocatorio, contrappone la suggestione del “ritorno della storia”.

LA GLOBALIZZAZIONE È IRREVERSIBILE?

Sovente l’integrazione globale è stata raffigurata come un passaggio epocale. Un percorso a senso unico, alimentato dal diffondersi esponenziale e dirompente di nuove tecnologie, da cui non è possibile tornare indietro. Una via maestra in grado di assicurare un nuovo ordine economico internazionale e il benessere delle nazioni.

A questa rappresentazione semplificata, King oppone un’analisi accurata dei diversi modelli di globalizzazione che si sono avvicendati nei secoli, mostrando, con dovizia di argomenti, come essi possano sorgere e crollare, talvolta rapidamente, in modo inatteso e drammatico. La tesi dell’autore è che la globalizzazione, nelle sue varianti storiche, non sia mai stata un processo irreversibile.

L’IMPATTO FUTURO DELLA TECNOLOGIA

A giudizio di King, la diffusione della tecnologia può accelerare la globalizzazione, ma anche rallentarla, arrestarla e perfino invertirne la rotta. Tuttavia le nuove tecnologie, pur abilitando le dinamiche globali, non sono cruciali per il loro destino. Se così fosse – ci ricorda l’autore – l’Impero romano d’Occidente, dotato di infrastrutture tecnologiche e logistica incredibilmente sofisticate per l’epoca, non avrebbe visto la sua caduta nel 476. E lo stesso Impero britannico, forte degli straordinari vantaggi ottenuti dalla rivoluzione industriale, sarebbe dovuto rimanere fiorente molto più a lungo.

King è dell’opinione che il progresso tecnologico sia stato uno dei principali driver  dell’odierna globalizzazione, ma che nell’immediato futuro l’automazione e la robotica possano operare in modo più ambivalente rispetto al passato. Si tratta infatti di innovazioni che possono destabilizzare profondamente le catene di approvvigionamento globali, rendendo sempre meno vantaggioso l’offshoring e la delocalizzazione nelle aree geografiche con costi di manodopera più bassi. Le conseguenze possono essere imprevedibili. Forse i flussi globali di capitali, dati e servizi riusciranno a mantenere l’attuale mobilità, ma la stessa cosa potrebbe non accadere nel settore manifatturiero, dove si assisterà probabilmente a crescenti fenomeni di reshoring e nearshoring. Il risultato sarà che la codipendenza tra le nazioni si ridurrà e l’automazione sempre più spinta – è la tesi dell’Autore – rischierà di mettere in moto i processi della deglobalizzazione.

Il potenziale ruolo della tecnologia nella deglobalizzazione è un tema emergente del dibattito culturale odierno. Di recente, Finbarr Livesey, accademico di Cambridge, nella sua opera “From Global to Local”, ha proposto riflessioni vicine alla tesi di King, offrendo un’analisi molto accurata di come anche singole tecnologie possano influenzare in modo significativo il futuro dell’interdipendenza globale.

LA DISUGUAGLIANZA E LE NUOVE MOBILITA’

Se la tecnologia sembra generare effetti ambivalenti sulle dinamiche globali, altrettanto si può dire per un fenomeno sociale sempre più attuale e preoccupante: la disuguaglianza. Con forti argomentazioni, King evidenzia che la globalizzazione ha svolto un effetto ambivalente, riducendo la disuguaglianza tra gli stati nazionali, ma aumentandola al loro interno, generando tra i cittadini una forte richiesta di maggiore stabilità sociale.

Una aspirazione che rischia di essere ulteriormente compromessa dai nuovi flussi migratori tipici del XXI secolo, generando una criticità sociale destinata a crescere negli anni a venire. Nell’esporre questa tesi, King sottolinea le opposte dinamiche demografiche di Italia e Nigeria, evidenziando come i due paesi rappresentino un’anteprima degli scenari contrapposti della nuova epoca demografica.

IL RUOLO DELLE IDEE E DELLE ISTITUZIONI

Un punto essenziale della riflessione di King è l’ipotesi che ogni globalizzazione sia guidata dallo sviluppo – e dalla scomparsa – di idee e istituzioni che orientano le economie e modellano i sistemi finanziari e politici, sia a livello locale che globale. Quando le idee esistenti, avverte l’autore, vengono minate e le infrastrutture istituzionali implodono, i soli assetti tecnologici e normativi non sono in grado di preservare la sopravvivenza della scala globale.

I rischi che oggi corriamo, a giudizio di King, sono in gran parte riconducibili all’attuale  perdita di credibilità e di influenza delle istituzioni internazionali che hanno contribuito a governare i progressi della globalizzazione. Creare nuove istituzioni del XXI secolo per combattere questa tendenza non sarà facile, ma resta la sola via praticabile per disinnescare i conflitti di interessi e di valori che ogni crisi dell’interdipendenza porta con sé.

IL FATTORE UMANO DELLA FIDUCIA

In una prospettiva più antropologica, King sottolinea come non sia possibile eludere un fattore squisitamente umano come la fiducia. La fiducia della persona comune verso le élite, degli elettori nel proprio sistema politico, dei cittadini verso le forze del mercato e la democrazia liberale. Perché oggi, più di altri tempi, la costruzione di un equilibrio globale richiede una fiducia generalizzata verso valori condivisi, regole e istituzioni, anche sovranazionali.

VERSIONI CONCORRENTI DELLA GLOBALIZZAZIONE

Tra gli spunti più originali del libro è possibile annoverare la tesi che oggi sulla scena si fronteggiano versioni diverse e concorrenti della globalizzazione, riconducibili alla visione e agli interessi di nuovi protagonisti. “Con il declino del potere economico relativo degli Stati Uniti d’America, altre superpotenze nascenti cercheranno di dare nuova forma al mondo che le circonda, in modi che rispondano ai loro interessi e rispecchino le loro storie”. Un confronto – a parere dell’autore – destinato a diventare, nei prossimi anni, sempre più serrato.

UN LIBRO PROFONDO E PROBLEMATICO

Il saggio di King è stato accolto con molto interesse, suscitando apprezzamento per l’originalità e l’ampia prospettiva temporale delle riflessioni.  Con una scrittura scorrevole e priva di tecnicismi, l’autore ha scelto di rivolgersi a un pubblico non specialista, invitandolo a superare la visione stereotipata della globalizzazione prevalsa negli ultimi decenni. In sintonia con questo intento, sin dalle prime pagine, il libro appare predisposto ad offrire al lettore più domande che risposte.

Complessivamente il saggio si articola in quattro parti, ben approfondite ma non del tutto omogenee per qualità. La prima di esse esplora, in modo assai brillante, il tentativo di collocare l’odierna globalizzazione in un ampio contesto storico e ciclico. Le successive affrontano l’analisi delle tensioni intrinseche tra stati nazionali e processi globali, cercando di individuare le possibili minacce alla globalizzazione del XXI secolo: tecnologie, migrazioni e politiche monetarie. Nella parte conclusiva, l’autore tenta di delineare possibili soluzioni, tra cui la proposta sfidante di istituire una procedura di conciliazione internazionale per i mercati dei capitali. Una via innovativa per mediare le controversie tra le nazioni e introdurre il principio che creditori e debitori abbiano obblighi reciproci, superando così “il pregiudizio che per secoli ha favorito i primi a scapito dei secondi”. Perché – a giudizio di King – solo legittimando gli interessi di tutti soggetti sarà possibile rendere la globalizzazione più equa e garantire che la sua versione odierna, democratica e orientata al mercato, possa continuare ad avere un futuro.

Raffaele Maurici è presidente di Innovation Agency e membro del comitato direttivo dell’Istituto Italiano di Bioetica.

NOTE BIBLIOGRAFICHE

Titolo libro: Il mondo nuovo. La fine della globalizzazione e il ritorno della storia

Autore del libro: King Stephen D.

Categoria: Saggistica

Casa editrice: Franco Angeli Editore

Anno di pubblicazione: 2017

 

NOTE SULL’AUTORE

Stephen D. King è l’autore di When the Money Runs Out: The End of Western Affluence (2013)  e Losing Control: The Emerging Threats to Western Prosperity (2010). Coniuga il suo ruolo di Consulente Economico Senior di HSBC con l’attività giornalistica ed è inoltre consigliere specializzato presso la Commissione per il Tesoro della Camera dei Comuni.