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Scienziati contro la guerra

Si moltiplicano le prese di posizione da parte di esponenti del mondo della ricerca e dell’accademia contro la guerra in Ucraina

A partire dall’inizio delle operazioni militari della Russia in Ucraina il 24 febbraio, in pochi giorni sono emersi segnali da parte della comunità scientifica e tecnologica russa che ricordano quello che Andrei Sakharov, Premio Nobel per la Pace nel 1975, sottolineò nella prolusione preparata per Stoccolma “the conception of war as the worst catastrophe and evil for all mankind has become not only an abstract idea but a deep personal feeling, the basis for one’s entire outlook on the world”.

Il 24 febbraio sono gli scienziati e i giornalisti scientifici russi a proporre una lettera aperta, pubblicata sul sito trv-science.ru, per chiedere l’interruzione delle operazioni militari russe, poiché, oltre ad essere un atto senza giustificazione, porta la Russia a un isolamento che non permette di proseguire nel loro lavoro: “Russian scientists and journalists, will no longer be able to do our job in a normal way because conducting scientific research is unthinkable without cooperation and trust with colleagues from other countries”. Ripresa da Science e sostenuta in Europa dalla European Federation for Science Journalism (EFSJ), la petizione raggiunge 4750 firme in pochi giorni (dato in fase di aggiornamento).

Lo stesso giorno Natalya Lukyanchikova, analista di prodotto in un’azienda russa per il reclutamento, lancia sulla propria pagina Facebook una lettera aperta dei rappresentanti dell’industria informatica russa contro l’operazione militare sul territorio dell’Ucraina. La notizia viene ripresa dal Washington post e da altri media, così come commenta la stessa Lukyanchikova, e in poche ora la petizione arriva ad oltre 20 mila firmatari. L’obiettivo è di inviare l’intero documento ad alcuni parlamentari della DUMA.

Il 25 febbraio la RASA: Russian-speaking Academic Science Association che raccoglie gli scienziati di lingua russa all’estero lancia, tramite la pagina Facebook, una petizione per esprimere la loro indignazione verso l’aggressione dell’Ucraina da parte della Russia – “is a crime against the Ukrainian people; this unjustifiable war is also a crime against the Russian people” e portare solidarietà ai ricercatori, accademici e studiosi in Ucraina; tra i firmatari il fisico e Premio Nobel Andrey Geim.

Domenica 27 febbraio su Politico, Washington Post e AFP viene data la notizia che il Prof. Oleg Anisimov, dello State Hydrological Institute di San Pietroburgo, capo delegazione per la Russia all’U.N. Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), durante l’ultimo incontro virtuale dei delegati di 195 nazioni, ha espresso le sue scuse, a nome di tutti i russi, per l’attacco in corso e per non essere stati in grado di evitarlo. L’incontro è privato ma la dichiarazione è trascritta negli atti e riportata ai media dai partecipanti all’incontro; contattato dall’AFP  Anisimov dichiara che le sue affermazioni esprimono un’opinione personale e che non vanno interpretate come una posizione dell’intera delegazione russa.

Intanto in Ucraina, alcuni ricercatori hanno aperto un sito e un canale Twitter  che raccoglie le informazioni provenienti da università e centri di ricerca nel mondo disponibili a ospitare ricercatori e studenti ucraini. I timori della comunità scientifica nel paese erano stati raccolti in un articolo di Nature prima dell’inizio dell’invasione russa, dove, appunto, si dichiarava che gli scienziati erano pronti sì a proteggere loro stessi e il loro lavoro, ma anche a scappare.

 

 

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