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TechForCare: una piattaforma open source a supporto dell’emergenza Covid19

TechForCare fa incontrare esperti nelle nuove tecnologie con le richieste più stringenti di chi fronteggia l’emergenza Covid19Nasce TechForCare una piattaforma open source, su iniziativa di I-Rim, l’Istituto per la Robotica e le Macchine Intelligenti che riunisce la ricerca accademica più visionaria e l’industria aperta alle tecnologie avanzate e Maker Faire Rome – The European Edition punto di incontro della community dei makers e degli innovatori. Si tratta di un hub, in stile open innovation, alla ricerca di nuove idee per allargare il numero di progetti potenzialmente utili a fronteggiare la pandemia da Sars-Cov-2 e tracciare nuovi modelli di produzione e cooperazione sociale. La piattaforma TechForCare ha raccolto l’adesione delle maggiori realtà della ricerca robotica italiana tra cui IIT e la collaborazione attiva della comunità di maker tra cui il fablab di Milano Opendot. Abbiamo raggiunto al telefono Antonio Bicchi, Presidente di I-Rim e coordinatore della linea di ricerca Soft Robotics for Human Cooperation and Rehabilitation presso IIT oltre che professore presso l’Università di Pisa.Bicchi che cos’è TechForCare?Si tratta di uno spazio comune digitale, per fare incontrare il know how consolidato e ufficiale delle community di esperti nelle nuove tecnologie, con le richieste più autentiche di chi, medici, infermieri e tutti gli operatori, ormai da settimane è impegnato a fronteggiare l’emergenza Covid19. Queste persone sono in prima linea e stanno sperimentando sulla loro pelle ciò che manca in questo momento, ciò che potrebbe facilitare il lavoro e quali sono le procedure in cui si sentono esposti maggiormente al rischio di contagio.Com’è nata l’idea di realizzare una piattaforma opensource?Negli ultimi giorni, l’abbiamo appreso tutti dalla cronaca, sono emerse molte soluzioni creative e inaspettate, a volte anche fai-da-te, per aiutare chi si trova attivamente coinvolto negli interventi di soccorso. Il movimento maker, il mondo accademico, i centri di ricerca hanno reagito con cuore, idee e tecnologie. Come Presidente di I-Rim, insieme a Maker Faire Rome, abbiamo pensato che fosse importante organizzare questi sforzi, coordinare e scremare le iniziative per condividere progetti e prototipi promettenti. Questo l’obiettivo principale della piattaforma.In qualche modo TechForCare vuole essere un punto di riferimento per chi in questo momento crede nelle tecnologie per rispondere alla pandemia?Esattamente, TechForCare vuole offrire soluzioni concrete e verificate, replicabili in molte realtà locali per i tanti problemi reali che hanno necessità di essere risolti in tempi brevi.Chi può accedere a TechForCare?I progetti saranno accessibili e disponibili a tutti: gli operatori potranno segnalare le loro esigenze e i centri di ricerca, i maker, gli sviluppatori, i professori potranno caricare i progetti. Crediamo che grazie alla piattaforma saranno facilitati gli incontri con i produttori ed i fablab nel territorio nazionale, sperando così di velocizzare il processo di realizzazione dei prototipi ed eventualmente la produzione.Che difficoltà ci sono oggi per passare da un progetto condiviso su TechForCare, ritenuto di possibile utilità, ai primi test sul campo?Stiamo parlando di centinaia di ospedali, centinaia di migliaia di persone coinvolte, tempi strettissimi… Inoltre dobbiamo considerare anche la difficoltà logistica di portare i prototipi per fare dei test nei luoghi in cui potrebbero essere utili. Le difficoltà di applicare le tecnologie più avanzate sono sono enormi.  Ciononostante, la ricerca robotica negli anni passati ha prodotto tantissime tecnologie che sono ormai entrate a far parte di dispositivi commerciali facilmente reperibili. La comunità di I-RIM crede che, coalizzando tutte le forze che progettano e producono tecnologie avanzate, intelligenza artificiale e robotica in Italia, in Europa e nel mondo, si possano dare contributi utili cogliendo proprio quei frutti che la pianta della ricerca offre sui suoi rami già oggi a portata di mano.Bicchi, l’attualità dimostra che la ricerca in ambito robotico ha a che fare con esigenze reali molto di più di quanto ci aspettassimo. È così?I robot e le macchine intelligenti possono essere d’aiuto concreto ai malati, agli operatori sanitari, a chi continua a produrre nei servizi essenziali e a che vive condizioni di disagio nelle proprie case. In IIT ci sono linee di ricerca apposite che da anni lavorano alla realizzazione di robot autonomi o semiautonomi molto avanzati, che potrebbero intervenire in condizioni di emergenza, robot per l’assistenza a domicilio o nei reparti di ospedale e anche robot per il sostegno della produzione dei beni di prima necessità nell’industria, nella agricoltura, nei servizi. Molte di queste soluzioni, che IIT e altri hanno già testato sul campo ma non ancora reso commerciali, sono catalogate tra i progetti pilota del sito I-RIM. Oggi i numeri in cui possiamo produrre questi robot sono piccoli, ma sotto l’impulso dell’emergenza che viviamo, sicuramente avremo una forte richiesta sociale di robot che ci possano aiutare nel nostro futuro.

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