Innovazione
04/10/2019

Tecnologie per una nuova visione dell’eredità culturale

Raffaele Maurici

Il quadro di riferimento per l’adozione di soluzioni digitali

Il ruolo della tecnologia nelle strategie culturali è crescente e in rapido divenire. Si tratta di un fattore di innovazione oggi irrinunciabile per estendere il ventaglio delle possibilità e facilitare una fruizione culturale sempre più partecipativa e inclusive. Un’azione incisiva, per quanto ancora discontinua e poco formalizzata sul piano teorico, che ha accompagnato la recente evoluzione delle politiche del patrimonio culturale, in passato focalizzate sulla conservazione del bene e oggi attente ad obiettivi altrettanto sfidanti, come la fruizione e la valorizzazione.

La convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per la società, adottata a Faro nel 2005 ed oggi in fase di ratifica da parte del Parlamento italiano, introduce un ulteriore allargamento di orizzonte, rinnovando – e sotto certi aspetti rivoluzionando –  l’idea stessa di patrimonio culturale, introducendo una definizione1 innovativa di “eredità culturale” come “un insieme di risorse ereditate dal passato che le popolazioni identificano, indipendentemente da chi ne detenga la proprietà, come riflesso ed espressione dei loro valori, credenze, conoscenze e tradizioni, in continua evoluzione. Essa comprende tutti gli aspetti dell’ambiente che sono il risultato del l’interazione nel corso del tempo fra le popolazioni e i luoghi”, “una comunità di eredità è costituita da un insieme di persone che attribuisce valore ad aspetti specifici dell’eredità culturale, e che desidera, nel quadro di un’azione pubblica, sostenerli e trasmetterli alle generazioni future”.

Un approccio orientato a ricondurre l’eredità culturale all’interno del quadro dei diritti umani,  in una prospettiva dove la partecipazione dei cittadini possa essere considerata un fattore chiave per accrescere la consapevolezza del valore del patrimonio culturale. In tal senso, la convenzione sostiene il valore dei processi partecipativi di valorizzazione che favoriscano la sinergia fra pubbliche istituzioni, cittadini privati, associazioni. Un quadro di riferimento generale che lascia agli Stati l’autonomia di individuare i mezzi più idonei per l’attuazione delle misure in esso previste. Un testo di ampio respiro che introduce una concezione più complessa e negoziale del concetto di eredità culturale, indubbiamente sfidante sia in fase interpretativa che attuativa. Un quadro di riferimento, non solo teorico ma anche valoriale, che promette di modificare profondamente il ruolo della tecnologia all’interno delle politiche culturali.

All’interno di un approccio così aperto e lungimirante, l’innovazione tecnologica è destinata a svolgere un ruolo di rilievo, offrendo nuovi dispositivi e soluzioni di abilitazione, facilitazione e disintermediazione. Un ruolo, forse non dirompente come in altri settori, ma in grado di generare nuove questioni di natura etica, soprattutto dovute alla dimensione ubiquitaria e pervasiva di tecnologie operanti secondo modalità oligopolistiche, alla insufficiente diversità culturale dei linguaggi e degli standard in adozione, all’opacità degli algoritmi valutativi e predittivi dell’intelligenza artificiale utilizzati.

Negli ultimi anni, gran parte del dibattito pubblico sulle politiche culturali si è orientato sulle ricadute economiche del settore. La cultura italiana rappresenta infatti un motore importante per la ricchezza e lo sviluppo del Paese. Un fattore distintivo del made in Italy e dell’Italian Style, in grado di elaborare incessantemente sintesi inedite tra tradizione e innovazione, tra le vocazioni dei territori e il loro capitale umano, dando vita a prodotti di grande qualità e fattura, con esperienze di consumo raffinate, riconoscibili e ovunque apprezzate nel mondo.

L’ultimo rapporto2 “Io sono cultura – l’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi”, realizzato da Fondazione Symbola e Unioncamere, evidenzia molto bene l’effetto trainante della cultura sull’economia italiana, stimando a circa 96 miliardi di euro l’ammontare complessivo della ricchezza prodotta dal “Sistema Produttivo Culturale e Creativo” italiano. Valore che raggiunge i 265 miliardi di euro, pari al 17% del PIL nazionale, se consideriamo il fattore moltiplicatore che la cultura esercita in settori che operano in sinergia. L’effetto volano della cultura operano a sostegno non solo del turismo ma anche della competitività delle esportazioni, come dimostra la stretta correlazione fra i territori con maggiore vocazione manifatturiera e le rispettive filiere culturali. Oltre alla sinergia tra cultura e manifattura, un ulteriore elemento distintivo del nostro patrimonio culturale è certamente l’enorme numero di beni che ammonta ad oltre 200.000 siti censiti, un patrimonio straordinario, distribuito in modo pressoché ubiquitario sul territorio nazionale: su 7.983 comuni analizzati solo 575 sono risultati privi di beni culturali. L’Italia detiene, inoltre, il primato di imprese culturali in Europa, precedendo nell’ordine Francia, Germania, Spagna e Regno Unito.

L’enorme quantità di risorse culturali e l’ampia dispersione territoriale di esse hanno tradizionalmente costituito un fabbisogno di tutela e conservazione che non ha eguali nel mondo, una sfida davvero impegnativa in termini di impegno di risorse economiche e umane. Questa specificità italiana, in passato, è stata causa di un approccio conservativo all’eredità culturale, ritardando nel nostro paese quel lo spostamento di baricentro dalla tutela alla fruizione che oggi caratterizza le politiche culturali più innovative.

Un ritardo che spiega come ancora oggi nel nostro paese quasi il 60% dei beni culturali architettonici censiti Carta del Rischio del 2012 sia in condizioni di grave sottoutilizzo e resti in gran parte inesplorato il ruolo che l’innovazione digitale e le nuove tecnologie possono svolgere per una migliore valorizzazione del patrimonio culturale, soprattutto per quanto riguarda i beni delle aree geografiche più periferiche.

Se da un lato la sostenibilità dei bilanci dei principali musei italiani, secondo l’ultimo rapporto di Federculture3, presenta livelli di autofinanziamento che varia oggi dal 62% delle fondazioni culturali al 75% dei musei statali autonomi, dall’altro i consumi culturali delle famiglie italiane restano ancora abbondantemente al di sotto della media europea, a fronte anche di un 40% degli italiani che oggi resta culturalmente inattivo.

Il recente Piano Triennale per la Digitalizzazione e l’Innovazione dei Musei4 affronta tali ritardi proponendo una visione che prevede un forte ruolo dell’innovazione tecnologica e indicando un quadro di riferimento per l’adozione di soluzioni digitali.

Tra i suoi obiettivi, il piano indica le seguenti azioni:

  • Migliorare la capacità dei musei aderenti al Sistema Museale Nazionale di gestire il patrimonio, a partire dai processi di tutela (conservazione, sicurezza, catalogazione) fino allo sviluppo di nuovi percorsi di valorizzazione, con creazione di modelli digitali in grado di rappresentare il bene, di facilitarne l’accesso e la distribuzione.
  • migliorare la capacità dei musei di proporre il patrimonio culturale sia in  termini  di  esposizione  e  narrazione  delle  opere  che  in  termini  di commercializzazione di servizi;
  • rendere i musei spazi aperti di condivisione, abilitando nuove forme di scambio e di comunicazione, garantendo la condivisione e la tracciabilità di  progetti, esperienze e dati relativi a comportamenti offline e online;
  • attivare nuove forme di accesso e fruizione, mediate o abilitate da  soluzioni  tecnologiche, garantendo dell’accessibilità in un’ottica di sistema, dove l’inclusione viene promossa già nelle fasi di progettazione e la fruizione è parte integrante del processo di gestione del bene.
  • attivare azioni e stimolare le imprese e il mondo produttivo privato ad offrire prodotti e servizi a valore aggiunto.

Nell’insieme una visione di ampio respiro, dove l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione rappresentano i fattori chiave per la valorizzazione dei beni e il miglioramento dei servizi e dell’offerta.

La Convenzione di Faro promette di allargare ulteriormente l’orizzonte di riferimento. Se in questi anni siamo passati da un approccio orientato alla conservazione e al restauro del patrimonio verso una visione più allargata, mettendo al centro delle strategie la fruizione e la valorizzazione dei beni, l’attenzione ora si sposta sulla promozione dei diritti culturali attraverso l’eredità culturale. Una prospettiva dove l’esperienza culturale e la vita comunitaria confluiscono in una idea non dinamica e negoziabile patrimonio culturale, dove irrinunciabile è la presenza dei cittadini e il loro coinvolgimento al fine di produrre, diffondere e conservare una cultura condivisa. Il ruolo della tecnologia in questo scenario è tanto ampio quanto ricco di incognite. Si tratta infatti non solo introdurre innovazione tecnologica all’interno del patrimonio culturale, come spesso è stato finora, ma anche di imparare ad innovare attraverso una nuova concezione dell’eredità culturale.

 

Raffaele Maurici è presidente di Innovation Agency e membro del comitato direttivo dell’Istituto Italiano di Bioetica.

 

RIFERIMENTI

  1. Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore dell’eredità culturale per la società

http://musei.beniculturali.it/wp-content/uploads/2016/01/Convenzione-di-Faro.pdf

  1. Io Sono Cultura 2019. l’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi

http://www.symbola.net/ricerca/io-sono-cultura-2019/

  1. XIV Rapporto Annuale Federculture

http://www.federculture.it/2018/10/xiv-rapporto-annuale-federculture-gangemi-editore-2018/

4.Piano Triennale per la Digitalizzazione e l’Innovazione dei Musei

http://musei.beniculturali.it/wp-content/uploads/2019/08/Piano-Triennale-per-la-Digitalizzazione-e-l%E2%80%99Innovazione-dei-Musei.pdf