Europa
23/11/2018

L’ AI è intorno a noi, intervista ad Agnieszka Wykowska

By: Redazione

Sarà l’uomo pronto a interagire socialmente con un robot? Wykowska racconta come potrà essere la società futura in un’intervista pubblicata sul sito ERC

Agnieszka Wykowska è ricercatrice senior responsabile del gruppo S4HRI dell’IIT. Nel 2016 ha vinto un finanziamento per giovani ricercatori da parte dell’European Research Council (ERC) per il suo progetto “Intenational Stance for Social Attunement”, il cui obiettivo è indagare in quali condizioni gli esseri umani sono pronti a impegnarsi in interazioni sociali con i robot umanoidi. E’ stata tra le esperte chiamate ad intervenire alla conferenza Frontier Research and Artificial Intelligence a Bruxelles.

Riportiamo la versione in italiano dell’intervista “AI all around us” pubblicata sul sito dell’ERC.

Abbiamo sentito parlare di robot intelligenti e di intelligenza artificiale per decenni, ma dove sono?
I robot intelligenti e l’intelligenza artificiale sono intorno a noi. Non sono ancora tra noi nella nostra vita quotidiana, ma guidano automaticamente i treni e gli aeroplani e gestiscono algoritmi di ottimizzazione che programmano il movimento delle merci in tutto il mondo. I robot sono nelle nostre fabbriche e, recentemente, lavorano anche a fianco degli operai umani. Quindi si tratta solo di una questione di aspettative. Se ci aspettiamo che la loro intelligenza artificiale sia paragonabile a quella umana, allora ciò non è ancora avvenuto e potrebbe non verificarsi in tempi brevi. Arrivare a un livello di intelligenza artificiale tale è, infatti, un problema molto complesso da risolvere.

Ci si aspetta che l’AI ​​e i robot facciano parte della nostra vita quotidiana, siamo pronti per loro? Siamo pronti a impegnarci in interazioni sociali con robot e altre forme di intelligenza artificiale?
La disponibilità a interagire con un robot può essere affrontata a molti livelli. Nella nostra ricerca ci concentriamo su quegli aspetti che riguardano i meccanismi fondamentali della cognizione sociale. La nostra idea è che se un robot può evocare nell’uomo risposte comportamentali e cerebrali simili a quelle derivanti da un’interazione uomo-uomo, allora avremmo trovato un indicatore di disponibilità da parte dell’essere umano a impegnarsi in un’interazione sociale con i robot. Per esempio, abbiamo studiato la risposta al contatto visivo. Gli esseri umani sono in genere molto sensibili al contatto visivo degli altri, infatti rispondiamo ricambiandolo  con sguardi di durata variabile, a seconda del contesto sociale. Quando incontriamo uno sconosciuto in un corridoio, ci scambiamo solo un’occhiata, al contrario ci impegniamo in un contatto visivo più lungo se di fronte abbiamo qualcuno con cui intendiamo interagire. Un robot sarebbe in grado di rilevare ed evocare comportamenti simili in un essere umano? Le risposte a questo tipo di domande aiuteranno a capire come evocare la disponibilità ad interagire con un robot a livello dei meccanismi fondamentali e impliciti della cognizione sociale.

In che modo interagire con l’intelligenza artificiale e i robot differiscono dalle interazioni uomo-uomo?
Dati i limiti dell’IA attuale, l’interazione con un altro umano è certamente diversa dall’interazione con un robot. I robot sono ancora lontani dall’essere percepiti come partner in un’interazione sociale. La capacità degli esseri umani di raccogliere segnali sociali sottili, come la durata del contatto visivo a seconda del contesto, e di reagire di conseguenza, è ancora irraggiungibile per un robot. Finché tale tecnologia non sarà pronta, un coinvolgimento profondo tra uomo e robot è ancora molto lontano, poiché i nostri processi cognitivi e percettivi fondamentali sono sensibili a questo tipo di differenza.

Che cosa ha imparato finora nella sua ricerca?
Nella mia ricerca abbiamo osservato che, in un adeguato contesto e un appropriato comportamento, le persone sono effettivamente capaci e disposte a impegnarsi socialmente con un robot umanoide, e addirittura gli attribuiscono stati mentali, come l’intenzione di vincere in un gioco. Ciò dimostra che nell’uomo i meccanismi di cognizione sociale sono abbastanza flessibili da rispondere anche agli agenti artificiali. Vi racconto un aneddoto: rimaniamo spesso sorpresi dal modo in cui i partecipanti ai nostri esperimenti interpretano semplici comportamenti del robot in un modo umano. Quando il robot muove la testa verso il basso durante l’interazione, sentiamo commenti come: “oh guarda, il robot è così timido!”.

Alcune culture sono meglio preparate per interagire con i robot?
Una parte del mio progetto ERC consiste nell’esaminare le differenze interculturali nell’ accettazione dei robot. Credo che gli atteggiamenti nei confronti dei robot in Occidente siano diversi rispetto a quelli delle culture orientali. Potrebbe essere collegato alla religione e alle antiche tradizioni, ma anche alla mera esposizione ai robot. Sembra che le culture orientali siano piuttosto entusiaste dei robot e della tecnologia in generale, mentre le culture occidentali sembrano essere più scettiche e spesso impaurite. Sono solo ipotesi, però, che devono ancora essere testate all’interno del mio programma di ricerca.

Perché è importante?
Penso che i robot possano essere strumenti estremamente utili con diverse applicazioni sociali. Oggi la nostra società sta affrontando una carenza di personale in settori quali l’assistenza sanitaria o la cura degli anziani. I robot offrono una soluzione perfetta per aiutarci in compiti di routine e semplici, consentendo agli infermieri o accompagnatori umani di avere più tempo di qualità con i pazienti. In questo contesto, dovremmo impegnarci a progettare robot che possano essere sempre più di aiuto per la società. Tuttavia, prima che possano essere utili, dobbiamo assicurarci che siano ben progettati per il loro scopo. È qui che un approccio guidato dalla scienza è indispensabile.