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13/10/2020

Intervista alla Commissaria europea Mariya Gabriel (pt. IV)

Valeria delle Cave

Si conclude la pubblicazione in quattro puntate dell’intervista alla Commissaria europea Mariya Gabriel*. Un approfondito intervento che affronta i grandi temi della politica della commissione europea per la ricerca nei prossimi anni

Oltre a tutte queste sfide, ce n’è un’altra che le sta particolarmente a cuore: la parità di genere. L’anno scorso, per la prima volta nella storia, una donna è stata eletta presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen; un’altra donna, Christine Lagarde, è diventata la prima donna a ricoprire la carica di presidente della Banca centrale europea. Leggiamo spesso notizie di “prime donne” nominate in posizioni apicali, perché si tratta di un evento straordinario. Nel 2018 Lei ha promosso la campagna “No Women No Panel” con l’obiettivo di sensibilizzare sulla necessità di garantire l’equilibrio di genere nei gruppi di esperti e negli eventi pubblici. In precedenza, è stata coordinatrice della commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere del Parlamento europeo. Tutto ciò significa che dobbiamo ancora lottare per ottenere l’uguaglianza delle donne in molti settori, dal giornalismo alla scienza, al cinema, all’economia e alla politica. Secondo Lei, qual è il motivo principale e che cosa può fare una donna per vincere questa sfida?

L’emancipazione delle donne è una delle mie priorità. Il mio team e io lavoriamo per garantire il rispetto della parità di genere in tutti i settori strategici del mio portafoglio. Ma non dimentichiamo che affrontare gli stereotipi di genere è una responsabilità condivisa delle donne e degli uomini. Tutti possono e devono contribuire. L’Europa non può perdere il potenziale delle donne!

Le cause delle disuguaglianze di genere, che sono ancora presenti in tutti gli ambiti della società, sono state ampiamente studiate e documentate. Sono dovute a ruoli e stereotipi socioculturali di genere, a rapporti di potere squilibrati in base al genere e a persistenti ostacoli sistemici e organizzativi alla carriera delle donne, in particolare in settori in cui sono tradizionalmente sottorappresentate, come la ricerca e l’innovazione, e in cui i loro contributi risentono ancora di una mancanza di visibilità e riconoscimento. Complessivamente, nel 2019 il divario occupazionale di genere tra donne e uomini tra i 20 e i 64 anni era del 12%.

Per combattere gli stereotipi di genere servono maggiore consapevolezza e maggiore impegno della società nel suo insieme. Ritengo che il settore dei media e della pubblicità svolga un ruolo cruciale nella lotta contro i ruoli di genere stereotipati. Per combatterli si può ad esempio creare una piattaforma per le professioniste di talento, promuovere modelli di ruolo femminili e veicolare concetti obiettivi.

Per ottenere risultati, dobbiamo iniziare l’opera di sensibilizzazione dalla giovane età. È molto importante contrastare gli stereotipi, compresi quelli che limitano le scelte dei ragazzi e delle ragazze per quanto concerne l’ambito di studi. Per questo motivo desidero portare la scienza nelle scuole. L’iniziativa “I ricercatori nelle scuole” della prossima comunicazione sullo spazio europeo dell’istruzione consentirà ai giovani ricercatori sostenuti dalle azioni Marie Skłodowska-Curie di dialogare con insegnanti e alunni sui cambiamenti climatici, lo sviluppo sostenibile, la salute e altre tematiche oggetto del Green Deal europeo.

Occorre un approccio globale e sistemico per attuare un cambiamento culturale e istituzionale sostenibile verso una maggiore parità di genere nel sistema di ricerca e innovazione dell’UE. Nonostante la costante attenzione programmatica alla parità di genere nella ricerca e nell’innovazione, i progressi sono stati lenti e sono insufficienti. Mentre la parità è stata quasi raggiunta tra i dottorandi, solo il 24% delle posizioni dirigenziali nell’istruzione superiore è occupato da donne. Anche il numero di donne tra i titolari di brevetti rimane estremamente basso e solo l’1,79% delle pubblicazioni scientifiche dell’UE integra la dimensione di genere. Questo è un problema, perché la sottorappresentazione delle donne nella ricerca e nell’innovazione e l’integrazione non ottimale della dimensione di genere nei programmi di R&I hanno un impatto negativo sull’eccellenza e sulla rilevanza sociale della scienza europea.

Per questo consideriamo la parità di genere una priorità trasversale di Orizzonte Europa e miriamo all’equilibrio di genere in tutti gli organi decisionali e i comitati di valutazione connessi al programma e chiediamo alle organizzazioni pubbliche, in particolare alle università, che presentano domanda di finanziamento, di dotarsi di un piano per la parità di genere.

Inoltre, tramite il Consiglio europeo per l’innovazione (CEI) ho avviato un’azione specifica per affrontare la sottorappresentazione delle donne nel settore dell’innovazione. Una misura pilota che mira a garantire che almeno un quarto delle imprese invitate alle interviste finali sia guidato da amministratrici delegate. Vorrei fare un esempio. Nel mese di maggio il CEI ha assegnato 307 milioni di EUR a 64 start-up e PMI altamente innovative, che contribuiscono agli obiettivi del piano per la ripresa dell’Europa. Sono molto orgogliosa del fatto che oltre un terzo delle imprese selezionate è guidato da amministratrici delegate, un notevole aumento – il triplo – rispetto ai precedenti cicli di finanziamento del CEI. Oltre al premio dell’UE per le donne innovatrici, istituito nel 2011 e già di grande successo, il sostegno alle donne innovatrici sarà ulteriormente aumentato.

Inoltre, insieme agli Stati membri, lavorerò a un nuovo piano per la trasformazione dell’istruzione superiore, che promuoverà l’equilibrio di genere nelle carriere accademiche e nelle scelte degli ambiti di studio. Le azioni intraprese nel quadro del nuovo piano si focalizzeranno in particolare sulle donne che occupano posizioni decisionali nelle università.

La mia iniziativa per il rafforzamento dello Spazio europeo della ricerca, che sarà presentata a fine settembre, porrà l’accento sulla partecipazione delle donne negli ambiti della scienza, della tecnologia, dell’ingegneria e della matematica (STEM) e promuoverà l’imprenditorialità.

Anche le donne nei settori culturali e creativi meritano un’attenzione particolare. Secondo i dati disponibili, le artiste e le professioniste della cultura in tutta l’UE hanno meno accesso alle risorse per la creazione e la produzione, sono retribuite meno degli uomini e sono sottorappresentate nelle posizioni dirigenziali e decisionali. È importante riconoscere i problemi e affrontare le sfide.

Per quanto riguarda il settore audiovisivo, ho avviato il monitoraggio dell’equilibrio di genere nel programma MEDIA di Europa creativa e 2 anni fa ho avviato l’iniziativa “Donne in movimento”. Inoltre, nella sezione “Cultura” di Europa creativa, di cui sono attualmente responsabile, presterò attenzione al potenziale e al ruolo chiave delle donne nel settore culturale e creativo.

Altra cosa importantissima è aumentare la visibilità delle donne. Uno strumento molto semplice, ma molto efficace, che ho individuato per promuovere i modelli di riferimento femminili e dare alle donne la visibilità che meritano, è la campagna europea “No Women No Panel”.

Vorrei infine sottolineare la campagna social #EUwomen4future, avviata quest’anno in occasione della Giornata internazionale della donna, che sottolinea il lavoro e i risultati ottenuti dalle donne sia nel campo della scienza, della ricerca e dell’innovazione, che nei settori dell’istruzione, della gioventù, della cultura e dello sport. Con questi esempi, voglio far passare il messaggio che la parità di genere è fondamentale per una società prospera ed equa, e soprattutto per incoraggiare le donne e le ragazze in tutta l’UE a cercare opportunità e a realizzare le loro aspirazioni professionali e personali.


Mariya Gabriel* è Commissaria europea per l’innovazione, la ricerca, la cultura, l’istruzione e la gioventù