La dopamina può alterare il senso di controllo e le decisioni sociali: uno studio in pazienti con malattia di Parkinson

Lo studio ha coinvolto Istituto Italiano di Tecnologia, Sapienza Università di Roma e Santa Lucia IRCCS di Roma

La dopamina è uno dei principali neurotrasmettitori del cervello e svolge un ruolo fondamentale nel modo in cui ci comportiamo, ci sentiamo motivati e prendiamo decisioni. È alla base dei cosiddetti circuiti della ricompensa, che si attivano quando facciamo qualcosa di piacevole o gratificante, oltre ad essere coinvolti anche nel gioco d’azzardo e nella percezione del rischio. Secondo un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica PNAS, la dopamina è anche in grado di influenzare la percezione del controllo che abbiamo sulle nostre azioni e, di conseguenza, la nostra propensione a comportarci in maniera corretta verso gli altri.

Lo studio ha coinvolto Istituto Italiano di Tecnologia, Sapienza Università di Roma e Santa Lucia IRCCS di Roma, in un ampio studio multicentrico, coordinato dal Prof. Salvatore Maria Aglioti, neurologo, in collaborazione con la Dott.ssa Giorgia Ponsi e il Dott. Riccardo Villa, entrambi neuroscienziati.

Al fine di comprendere l’influenza della dopamina sul cervello, l’équipe di ricerca ha scelto di concentrarsi su un gruppo di pazienti con la malattia di Parkinson, una patologia neurologica caratterizzata dalla carenza di dopamina, la quale è bilanciata dai trattamenti terapeutici. Per compensare i deficit di dopamina, infatti, il farmaco prescritto nei casi di Parkinson è a base di levodopa, ossia un precursore della dopamina, oppure farmaci dopaminergici che ne aumentano i livelli o ne mimano e potenziano l’effetto.

In particolare, ai pazienti è stato chiesto di partecipare a un gioco interattivo dove era necessario operare delle scelte a favore che potevano favorire o sfavorire l’altro giocatore, così da valutare se il loro comportamento presentasse una preferenza per una delle due possibilità sia in assenza dei farmaci sia dopo averli assunti. “Abbiamo mostrato ai pazienti delle azioni virtuali e chiesto loro di svolgere un gioco interattivo, in cui mentendo avrebbero potuto ricevere una ricompensa”, spiegano la Dott.ssa Giorgia Ponsi e il Dott. Riccardo Villa “Con questi strumenti abbiamo testato due processi che ritenevamo influenzati dalla dopamina, ossia la percezione di essere noi stessi i responsabili delle nostre azioni, con le relative conseguenze, ed il modo in cui facciamo scelte legate all’onestà”.

I risultati mostrano che dopo aver assunto farmaci i partecipanti riportano un maggiore senso di controllo sulle proprie azioni e perciò tendono a comportarsi in modo meno disonesto nei confronti dell’altro giocatore, rispetto all’assenza di farmaci in cui il senso di controllo si riduce.

È noto che in più del 10% di pazienti con malattia di Parkinson, il tipo di farmaci utilizzati per trattarla possono portare il paziente a sviluppare comportamenti sociali disregolati o fare scelte impulsive nella gestione del denaro a causa della loro azione sui circuiti della dopamina. In nostro studio ha ricondotto questi comportamenti alla modulazione che la dopamina svolge nella percezione del controllo che esercitiamo sulle nostre azioni.

Il cervello non modifica i processi decisionali morali per una carenza di dopamina, come siamo portati a pensare. Piuttosto, la riduzione di questo neurotrasmettitore lo induce a diminuire la percezione del proprio ruolo causale nel generare gli eventi: diventa più difficile individuare la propria responsabilità nelle azioni compiute, anche quando queste hanno conseguenze negative su altre persone” afferma il Prof. Salvatore Maria Aglioti.

Questi risultati supportano l’idea di una stretta relazione tra la consapevolezza corporea e il comportamento morale.

Tali ricerche si inseriscono in un filone di studi che attribuisce ai gangli della base, aree del cervello legate alla produzione di dopamina e fortemente danneggiate nella malattia di Parkinson, un ruolo non solo motorio, ma anche di valutazione delle conseguenze delle proprie azioni.

Dal punto di vista clinico, lo studio aggiunge un tassello alla comprensione degli effetti che i trattamenti dopaminergici possono avere nelle interazioni sociali. Inoltre, può contribuire allo sviluppo di approcci terapeutici della malattia di Parkinson più completi e personalizzati.

Lo studio è stato svolto in collaborazione con l’Università di Verona, il Centro Medico Universitario Hamburg-Eppendorf (UKE), e l’Università di Ghent. Si ringraziano la dott.ssa Ilaria di Vico, la prof.ssa Maria Serena Panasiti, il dott. Michael Schepisi e il prof. Michele Tinazzi che ha supervisionato il reclutamento dei 24 pazienti.


Per approfondimento: G. Ponsi, R. Villa, I. Di Vico, M.S. Panasiti, M. Schepisi, M. Tinazzi, & S.M. Aglioti, Dopaminergic modulation of the sense of agency influences moral behavior in Parkinson’s disease, Proc. Natl. Acad. Sci. U.S.A. 123 (17) e2513356123,

https://doi.org/10.1073/pnas.2513356123

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