Approfondimenti
08/02/2019

Opportunità e sfide della Silver Economy

By: Raffaele Maurici

Il cambiamento demografico come risorsa per un nuovo sviluppo economico e l’innovazione  tecnologica e sociale


La Silver Economy è un cambio di prospettiva, un diverso modo di affrontare l’invecchiamento della popolazione, cogliendone, non solo le criticità, ma anche l’intero quadro di opportunità che offre. E’ l’idea che la domanda legata ai fabbisogni degli anziani rappresenti non solo un costo sociale da sopportare, ma anche il motore per un nuovo modello di sviluppo. In questa prospettiva, l’invecchiamento della popolazione può essere fonte di nuove soluzioni tecnologiche e generare innovazione sociale, alimentando la crescita economica e l’occupazione, con ricadute positive non solo per gli anziani, ma anche per i giovani. La Silver Economy è un’opportunità che è destinata ad evolvere su scala globale, ma che al presente attiene soprattutto ai paesi – come Germania, Italia e gran parte delle nazioni europee – dove il cambiamento demografico avviene all’interno di economie mature e tecnologicamente avanzate.

Come suggerisce il nome, la Silver Economy non è un mercato ma un’economia. Più precisamente è una “cross economy”, un insieme di attività  che attraversa vari mercati e ambiti produttivi: sanità, assistenza sociale, edilizia, trasporti, assicurazioni,  industria alimentare, comunicazioni, turismo, cultura e tempo libero.

Negli ultimi anni, l’Unione Europea ha avviato a una serie di misure ispirate alla Silver Economy, con l’ambizione di rendere l’industria europea leader mondiale del settore. Tra le principali segnaliamo il Piano d’Azione eHealth, l’European Innovation Partnership on Active and Healthy Ageing che ha ridefinito il concetto di terza età, l’Active e Assisted Living Joint Programme, l’EIT KIC Innovation for Healthy Living and Active Ageing e parti di Horizon 2020 relative alla sfida sociale SC1 “Health, Demographic Change and Wellbeing”.

Più recentemente un ampio studio1, denominato “The Silver Economy”, è stato commissionato dalla Commissione Europea con lo scopo di individuare le informazioni chiave per un quadro di riferimento generale della Silver Economy. Lo studio, condotto dal gruppo Technopolis in collaborazione con Oxford Economics, ha stimato le dimensioni attuali della Silver Economy e fornito proiezioni sulle dinamiche future, mettendo bene in luce l’ampio ventaglio dei settori economici coinvolti e le ricadute sociali. Grazie all’analisi di dieci casi di studio, ha poi disegnato un quadro articolato delle opportunità più promettenti e proposto un elenco di raccomandazioni per politiche di promozione e di sostegno.

Ad oggi, nel dibattito pubblico, non esiste una reale convergenza sulla soglia di età che delimita la Silver Economy. Molti indicano sessantacinque anni, altri sessanta. Lo studio “The Silver Economy” ha proposto la soglia d’età a cinquant’anni. E’ un’interpretazione sfidante, con implicazioni significative.  In tal modo, la definizione di Silver Economy viene estesa ad una popolazione più ampia, oltremodo diversificata per stili di vita e di consumo, condizioni di salute, attività lavorativa, partecipazione ed influenza sociale.  Una scelta che aiuta a superare lo stereotipo negativo dell’invecchiamento, ricollocandone i primi momenti in una fase di vita lavorativa ancora piena. Viene così messa in discussione l’opinione che l’invecchiamento della popolazione possa rimanere confinato sul tema del welfare e del costo sociale degli anziani: salute, assistenza e pensioni.

Nella nuova prospettiva, la Silver Economy è l’insieme delle attività economiche legate ai fabbisogni e alle richieste degli over 50. Una fascia di popolazione che oggi, all’interno della Comunità Europea, comprende 199 milioni di persone, il 39% della popolazione. Percentuale che, secondo le stime dello studio “The Silver Economy”, nel 2025 salirà al 42,9%, portando la popolazione degli over 50 ad  oltre 222 milioni.

I consumi riconducibili a questa fascia sono stati stimati in 3.700 miliardi di euro. Un contributo diretto a cui vanno aggiunti un contributo indiretto ed uno indotto sull’economia che portano a stimare complessivamente la Silver Economy a 4.200 miliardi di euro, un volume di attività economiche in grado di sostenere oltre 78 milioni di posti di lavoro.

Si comprende quindi come la Silver Economy europea abbia un’incidenza rilevante, non solo a livello continentale, ma anche su scala macroeconomica globale. Se confrontata con l’economia delle nazioni sovrane, possiamo immaginarla come la terza economia più grande del mondo, dietro solo agli Stati Uniti e alla Cina. Per la natura globalizzata delle sue filiere di approvvigionamento, la Silver Economy europea implica anche ricadute economiche sul resto del mondo, stimabili intorno ai 780 miliardi di euro.

Negli Stati Uniti la Silver Economy è spesso nota come “Longevity Economy” e ammonta, secondo le stime2 di Oxford Economics e AARP, a 7.600 miliardi di dollari, con un impatto occupazionale pari a 89,4 milioni di posti di lavoro. Il contributo diretto è pari a 2.900 miliardi di dollari e 41 milioni di occupati, quello indiretto è di 2.100 miliardi e 19,6 milioni di posti di lavoro, quello indotto di 2.600 miliardi e 28,8 milioni di occupati.

Nel prossimo decennio, le dimensioni della Silver Economy continueranno a crescere, come conseguenza dell’invecchiamento della popolazione. Le proiezioni indicano che la Silver Economy europea raggiungerà, entro il 2025, i 6.400 miliardi di euro e sosterrà 88 milioni di posti di lavoro, rispettivamente il 31,5% del PIL della Comunità europea e il 37,8% della sua occupazione.

L’innovazione tecnologica influenzerà fortemente lo sviluppo della Silver Economy. Assisteremo a una maggiore convergenza tra il cambiamento demografico e la trasformazione digitale. Molteplici saranno anche i punti di incontro tra l’innovazione sociale e le cosiddette “tecnologie abilitanti” della quarta rivoluzione industriale. Queste sinergie accelereranno il cambiamento e nuovi mercati – sempre più innovativi e trasversali – emergeranno all’interno della Silver Economy.

La sanità connessa (Connected Health) sarà uno dei settori più dinamici. Lo sviluppo di dispositivi mHealth fornirà supporto nel monitoraggio dei parametri biologici, nella prevenzione della malattie e favorirà l’adozione di stili di vita più salutari. Nuove informazioni saranno messe a disposizione del personale medico, migliorando le diagnosi e la prescrizione dei medicinali, riducendone i rischi di reazioni avverse.

La diffusione di servizi di assistenza integrata tra strutture sanitarie e abitazioni private migliorerà la sostenibilità il settore assistenziale e ridurrà l’isolamento sociale agli anziani.

Apporti altrettanto significativi sono attesi dallo sviluppo della medicina di precisione e più in generale dalle potenzialità generate dall’integrazione fra big data e intelligenza artificiale.

Cresceranno le aspettative verso la robotica, sia assistiva che sociale. I robot potranno affiancare i caregiver, ma anche fornire assistenza direttamente agli anziani. Sono previsti punti di convergenza tra robotica e intelligenza artificiale. Secondo lo studio “The Silver Economy”, anche la gamification incontrerà la robotica offrendo soluzioni di game design per facilitare programmi di invecchiamento attivo e rendere l’interazione uomo-macchina più coinvolgente, valorizzando al meglio le crescenti capacità dei robot sociali di interpretare la comunicazione verbale e non verbale degli anziani.

Il Silver Tourism è già oggi un settore in crescita. Si prevedono offerte di pacchetti turistici mirati verso gli anziani, in particolare nel turismo destagionalizzato e in quello medico.

La progettazione di ambienti urbani age-friendly – rispettosi dell’età avanzata – darà vita a mercati di grandi potenzialità. Un ampio network di Age-Friendly Cities è oggi attivo nella sperimentazione di politiche e soluzioni di rigenerazione urbana in ottica di Silver Economy. Le tecnologie Smart Home e l’IoT (internet delle cose) lasciano intravedere una nuova generazione di ambienti domestici  in grado di favorire l’autosufficienza degli anziani e di contrastare il loro isolamento sociale.

In questi scenari, determinante si dimostrerà la convergenza dei saperi e la capacità di analizzare grandi moli di dati (Big Data) a supporto di stili di vita sani e attivi, soprattutto per la terza età.  Un ruolo crescente è previsto per le cosiddette Age-Friendly Universities nell’offerta di formazione e aggiornamento per la terza età.  Non solo per migliorare l’occupabilità degli over 50 attraverso la loro riqualificazione ma anche a supporto dell’imprenditorialità delle persone avanti con l’età. Più in generale, la formazione continua degli anziani avrà lo scopo di favorire l’uso consapevole e responsabile delle nuove tecnologie, riducendo le barriere di accesso e la resistenza al cambiamento che insorge con l’età.

Alte sono le aspettative nei confronti delle automobili a guida autonoma. Tecnologia che  potrebbe offrire un miglioramento sostanziale alla mobilità degli anziani. Le Driveless Cars potrebbero dimostrarsi la prima tecnologia che vede gli anziani operare nel ruolo di early adopter e svolgere un ruolo di apripista nell’innovazione.

Finora, in Italia, l’invecchiamento della popolazione è stato associato a prospettive negative: pressione sul sistema pensionistico, aumento della spesa pubblica per servizi e socio-assistenziali, minore propensione degli anziani verso i consumi. Da tempo, a livello europeo, è invece in corso un cambio di prospettiva: non solo criticità, ma anche opportunità.

Questo nuovo paradigma, sia pure lentamente, comincia oggi a farsi strada anche nel nostro Paese. Da una visione chiusa nella cornice della “White Economy” e focalizzata sui servizi sanitari e assistenziali, si passa oggi alla “Silver Economy”, una visione più complessa e sfidante. La longevità viene riconosciuta come una grande conquista dell’umanità, una sfida che va osservata con nuove mappe mentali, con un’idea rinnovata del lavoro e dello scorrere dell’età, nel rispetto del dialogo tra le generazioni e delle diversità. Non solo un’opportunità da cogliere, ma anche nuovi scenari da esplorare, a cominciare dai nuovi territori della progettualità umana, dove l’innovazione tecnologica e quella sociale s’incontrano e si alimentano vicendevolmente.

Raffaele Maurici è presidente di Innovation Agency e membro del comitato direttivo dell’Istituto Italiano di Bioetica.

RIFERIMENTI

  1. “The Silver Economy” (Final Report), European Commission

http://ec.europa.eu/newsroom/dae/document.cfm?doc_id=50754

  1. “The Longevity Economy”, AARP e Oxford Economics

https://www.oxfordeconomics.com/publication/open/267594