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17/04/2019

Rubrica – Book Review: Human Team

By: Raffaele Maurici

Un vero manifesto. Un invito all’azione. Il nuovo saggio di Douglas Rushkoff, uno dei massimi teorici dei media

Douglas Rushkoff, teorico dei media annoverato dal MIT tra i dieci intellettuali più influenti al mondo, si ripresenta nel panorama editoriale con “Team Human”, un nuovo saggio dedicato all’esplorazione della trama inscindibile che lega le tecnologie della comunicazione e il potere. Fin dalle prime pagine, l’autore ci coinvolge nella spinta ideale che ha sempre connotato i suoi lavori, anche se, in questa opera come in interviste recenti, l’iniziale adesione entusiastica alla rivoluzione digitale sembra oggi lasciare spazio a una riflessione sempre più critica e preoccupata.

Sembra svanita la speranza di una nuova era dell’informazione, più democratica e inclusiva, in grado di connettere le persone l’una all’altra, valorizzando i diversi punti di vista e gli intenti cooperativi. Nel mondo disegnato dai nuovi algoritmi digitali, le persone sembrano aver perso ogni propensione a pensare collettivamente e ad agire in modo costruttivo. Sembrano aver rinunciato a un tratto profondo della loro umanità.

Se un tempo erano i valori umani a indicare il senso e la direzione della società, ora questa funzione sembra venire svolta dai dati. Le grandi piattaforme digitali, nate per mettere in connessione le persone e permetterle di comunicare tra loro, si sono trasformate in una oscura industria estrattiva, incessantemente all’opera alla ricerca di dati personali. Da strumenti di crescita sociale e fioritura intellettuale le piattaforme sono diventate meri centri di profitto, in grado di modificare il comportamento delle persone, ma incapaci di gestire la complessità della società umana nel benessere di tutti. Come sempre, le tecnologie che progettiamo rimodellano a loro volta l’assetto sociale in cui viviamo e il nostro modo di agire.

Senza una forte presa di posizione collettiva – avverte l’autore – le soluzioni tecnologiche adottate rischiano di diventare una premessa implicitamente accettata, una condizione di partenza da cui inferire tutto il resto, compreso il sistema dei valori che condividiamo.

La tesi centrale di “Team Human” è ben riassunta già nel primo capitolo: le nostre tecnologie, i mercati e il sistema dei media – in passato forze di connessione e di crescita umana – oggi paralizzano la nostra volontà collettiva, polarizzano i gruppi umani e impediscono loro di pensare in modo costruttivo. È tempo di ripensare al nostro futuro delle tecnologie insieme, agendo non come singoli, ma prendendo parte a un grande lavoro di squadra, trovando un proprio ruolo nel “Team Human”.

Attraverso un’analisi sottile e a volte spiazzante, Rushkoff indica ai lettori come le tecnologie digitali e i social media ostacolino oggi l’autenticità dell’impulso umano, la propensione naturale a connettersi e cooperare vicendevolmente. Una deriva involutiva della tecnologia della comunicazione che ha dato vita a relazioni sociali riconducibili ad esperienze più mediate che dirette. Da tecnologia abilitante per un’economia della conoscenza, la rete si è trasformata in uno strumento per lo sviluppo di un’economia dell’attenzione. I motori di ricerca, ideati per facilitare la ricerca dei contenuti, sono diventati gigantesche agenzie pubblicitarie; le piattaforme dei social media, progettate per aiutare le persone a connettersi, si sono trasformati nei più grandi raccoglitori di dati del mondo. Dopo la bolla delle dot-com di fine millennio, le tecnologie digitali lentamente sono state cooptate all’interno di logiche sempre più finanziarie dei mercati. L’attività senza sosta degli algoritmi è stata ripensata per trasformare le persone in consumatori profilabili, il più possibile prevedibili, gestendo, ma anche orientando, le loro interazioni sociali. Se essere online un tempo era una scelta attiva e deliberata, oggi rischia di trasformarsi in una condizione di fatto dell’essere umano.

Questa evoluzione, lamenta Rushkoff, implica una concezione della comunicazione orientata a una interazione sociale sempre più frammentata e polarizzata, avulsa da ogni  valutazione attenta e approfondita dei contenuti. Una visione della tecnologia che conduce verso la progettazione di infrastrutture digitali dove le dimensioni umane della complessità sociale, dell’imprevedibilità e dell’empatia appaiono come una complicazione da risolvere, un problema a cui contrapporre la tecnologia come soluzione.

Una tendenza disumanizzante, avverte l’autore, che non si limita a ipotizzare interfacce uomo-macchina in grado di orientare gli esseri umani, ma anche intelligenze artificiali che apprendono dall’uomo con la mera finalità di sostituirlo. Una sorta di programma sostanzialmente antiumano che rischia di venire incorporato implicitamente nella tecnologia, nei mercati e nelle istituzioni culturali.

Tra le argomentazioni più provocatorie ed incisive di “Team Human”, ci sono certamente quelle che si contrappongono all’utopia postumana. A giudizio dell’autore, la visione transumanista rischia di ridurre la realtà umana a semplici dati, come se gli esseri umani fossero riducibili alla sola elaborazione di informazioni. Rushkoff si rifiuta di accettare un futuro che implichi la migrazione dell’essere umano verso un nuovo stato dell’esistenza che trascenda ciò che è umanità: il corpo, la vulnerabilità, l’empatia, l’interdipendenza, la complessità biologica.

In questa critica l’autore rivela il suo profondo orientamento umanistico e ribadisce il suo convincimento che i sistemi tecnologici che progettiamo debbano perseguire l’intento morale di sostenere la prosperità umana e incoraggiare la cooperazione e connessione tra le persone. Invece di cercare di sostituire l’umanità con le tecnologie, meglio sarebbe preservare i valori umani essenziali e incorporarli, ove possibile, nelle tecnologie del futuro, non perché queste sostituiscano l’umanità, ma operino in modo efficace al suo servizio.

Una fiducia profonda nel genere umano che l’autore riconduce alla sua stessa storia biologica. Attraverso una penetrante analisi, Rushkoff mostra come l’evoluzione umana derivi più dalla propensione alla collaborazione che da atti competitivi. Siamo esseri profondamente sociali, cooperare insieme è ciò che ci rende davvero umani, per questo le connessioni sociali sono per noi così vitali, ci aiutano ad orientarci nel mondo e a individuare significati e scopi. A giudizio dell’autore, tutto ciò non è una semplice idea ma una sorta di imperativo biologico.

Rushkoff, notoriamente, ha sempre mantenuto una distanza da ogni posizione anti-tecnologica o apocalittica, il suo allarme non è certo rivolto contro la tecnologia, ma piuttosto verso una concezione dell’innovazione guidata dal profitto. Per questo, di fronte all’evoluzione odierna della tecnologia, Rushkoff suggerisce un ragionevole ripensamento, una riflessione da parte di tutti utile per utilizzare tecnologie ed algoritmi in modo più consapevole e responsabile. È questo il senso delle domande di fondo che l’autore ci pone: è utopistico ipotizzare che le tecnologie possano essere progettate meglio di così? Possiamo immaginare tecnologie pensate per essere usate dagli esseri umani, invece di tecnologie che usano le persone?

In diverse interviste, Rushkoff si è sempre dichiarato poco incline alle rivoluzioni, alle logiche “disruptive”. Non sorprende pertanto che la sua proposta si configuri in una sorta di rinascimento – un “Renaissance Now”, come lui stesso lo definisce – “una rinascita di vecchie idee in un nuovo contesto”, con un riferimento, non tanto velato, ai primordi della Rete, quando gli spazi digitali era colmi di contenuti di qualità, fruiti con i giusti tempi e con etichette e regole di rispetto reciproco condivise.

Dal punto di vista editoriale, ”Team Human” si propone come un Manifesto articolato in 100 sezioni numerate, perlopiù di pochi paragrafi. Una struttura snella che conduce, in modo agile e incalzante, il lettore ad spaziare lungo diversi temi, dalla storia dei media all’economia, dalla biologia evoluzionistica alla teologia. Quattordici capitoli brevi che scorrendo da un argomento all’altro, consentono all’autore di suggerire la lettore collegamenti inaspettati, interpretazioni illuminanti e spesso piacevolmente controintuitive, a volte veri e propri aforismi.

Negli ultimi capitoli Rushkoff delinea una visione di speranza e, con fervore, ci invita ad agire e a ricercare attivamente l’umanità nelle altre persone. Seppure preoccupato dell’involuzione della trasformazione digitale, l’autore appare ottimista sulla possibilità di rimodellare le tecnologie per individuare nuovi modi per interagire con esse, riprogettandole per una migliore collaborazione tra le persone, includendo in esse il pieno rispetto dei valori umani.

E’ la speranza che le persone abbiano consapevolezza che essere umani è sempre stato un lavoro di squadra e mai un agire solitario. Perché solo unendo le forze l’uomo ha sempre dimostrato di poter ottenere di più. Tra i molti modi di creare il futuro, il migliore è quindi farlo lavorando insieme. Tutti possiamo scegliere di far parte del “Team Human”. E a questa scelta Rushkoff dedica la frase conclusiva del libro, una vera e propria chiamata all’azione, un invito a unire le forze, spiazzante nella sua semplicità: “Trova gli altri”.

 SCHEDA DEL LIBRO

Titolo: Team Human

Autore: Douglas Rushkoff

Editore: W. W. Norton & Company

Pubblicazione: 2019

Lingua: Inglese

NOTA SULL’AUTORE

Considerato dal MIT tra i dieci intellettuali più influenti del mondo dal MIT, Douglas Rushkoff è autore pluripremiato di una ventina di libri, tra cui i bestseller “Present Shock” e “Program o Be Programmed”. Per la serie Frontline della Public Broadcasting Service (PBS) ha realizzato i noti documentari “Generation Like” e “Merchants of Cool”. Ideatore di concetti innovativi come “viral media” e “social currency”, Rushkoff è ricercatore dell’Institute for the Future e fondatore del Laboratory for Digital Humanism del CUNY/Queens, dove insegna Teoria dei media ed Economia digitale. Scrive regolarmente su Medium, CNN, Daily Beast e The Guardian.

 

 Raffaele Maurici è presidente di Innovation Agency e membro del consiglio direttivo dell’Istituto Italiano di Bioetica.