Recensioni
12/12/2018

Rubrica, Book Review: This Idea Is Brilliant

By: Raffaele Maurici

Lost, Overlooked, and Underappreciated Scientific Concepts Everyone Should Know.

“This Idea Is Brilliant” è un libro indubbiamente affascinante, da collocare idealmente alle frontiere più avanzate del sapere, territorio – come vedremo, ben frequentato – dove abitualmente opera il suo curatore, John Brockman, una delle figure più originali del panorama editoriale scientifico.

Brockman, scrittore e al tempo stesso impresario culturale, è l’agente dei più quotati autori di libri scientifici, nonché ideatore di Edge, una fucina intellettuale che annovera interventi delle menti più selezionate della contemporaneità, con l’ambizione di generare nuovi paradigmi e prospettive rivoluzionarie con cui reinterpretare la realtà. Edge si propone in duplice forma, la fondazione “The Edge Foundation” e la comunità virtuale “www.theedge.org”, entrambe popolate da eminenti personalità del mondo della scienza, della tecnologia e della cultura umanistica.

Sempre a Brockman va ricondotta la diffusione della Terza Cultura, un approccio innovativo alla funzione sociale del pensatore, con l’intento di superare le rigidità della figura dell’intellettuale tradizionale, andare oltre la logica divisiva delle “due culture” e allentare la distinzione tra scienziati e umanisti. Una visione ampia che prende vita da un sapere che, negli ultimi decenni, è divenuto sempre più interdisciplinare e attento alla complessità. In gioco è il modo di operare stesso del pensatore. Come puntualizza lo stesso Brockman, nell’alveo della Terza Cultura gravitano persone che oltre a sapere le cose, sanno anche modellare il modo di pensare della loro generazione. Si tratta di personalità di grande spicco, tra cui possiamo annoverare, tra gli altri, il biologo evoluzionista Richard Dawkins, il tecnologo Ray Kurzweil, gli studiosi di intelligenza artificiale Rodney Brooks, Hans Moravec e Marvin Minsky, il cosmologo Alan Guth, il fisico e informatico Seth Lloyd, il filosofo e scienziato cognitivo Daniel Dennett, l’antropologo Richard Wrangham, il biogeografo Jared Diamond, gli scienziati cognitivi Andy Clarck e Marc Hauser, gli psicologi Stephen Kosslyn e Steven Pinker.

Il mondo della Terza Cultura ha i suoi rituali. Tra i più singolari, il lancio di un quesito sfidante – noto come The Annual Question – a interrogare le menti più raffinate di Edge. Sul sito della comunità è possibile scorrere il lungo elenco di domande che ogni anno, dal 2005 ad oggi, punteggiano la produzione editoriale di John Brockman. Tra i molti quesiti, è possibile trovare quello che ha offerto al libro “This Idea Is Brilliant” il filo conduttore: “What scientific term or concept ought to be more widely know?”

“This Idea Is Brilliant” è una raccolta di oltre duecento testi brevi dedicati alla segnalazione di concetti profondi e di grandi potenzialità, idee che gli autori, figure autorevoli nei rispettivi campi, ritengono – a ragione o a torto – sottovalutate, trascurate o dimenticate, ma meritevoli di maggiore diffusione e riconoscimento.

Considerato dalla MIT Technology Rieview tra i dieci migliori libri di tecnologia dell’anno, “This Idea Is Brilliant” si presenta come una voluminosa proposta di intuizioni, spesso spiazzanti, che spaziano lungo tutti i principali ambiti della scienza e della tecnologia, offrendo un panorama esaustivo della complessità e delle prospettive del sapere contemporaneo che di certo sorprenderà anche il lettore più aggiornato.

Scorrere il libro è innegabilmente un’esperienza ricca di fascino, la qualità degli autori e la diversità dei contributi sono tali che la lettura evoca, sin dalle prime pagine, suggestioni e il desiderio di approfondire, ricercando spesso punti di contatto tra le tante idee esposte. Si percepisce tuttavia la mancanza di parti di raccordo, forse una suddivisione in parti con testi d’introduzione del curatore avrebbe agevolato i lettori meno addentro alla materia. E’ bene precisare però che lo spirito di proposta del libro non è di taglio divulgativo tradizionale, ma rientra appieno nella missione delle creature editoriali di Brockman che puntano ad esercitare un effetto spiazzante nel confronto intellettuale, con l’ambizione di tracciare un segno nel dibattito culturale e nel panorama editoriale.

Impossibile commentare, ma anche solo elencare, le oltre duecento voci dell’indice. Non resta quindi che segnalarne alcune, privilegiando l’esperienza personale di lettura, a cominciare da quelle in grado di smuovere le convinzioni più radicate, di indurre alla riflessione o a muoversi alla ricerca di un contatto con esperti e di scambi di idee.

Risponde a questi criteri sicuramente la proposta di Rebecca Newberger Goldstein, vincitrice della National Humanities Medal e figura di spicco della filosofia, che suggerisce di rivalutare il concetto di “Scientific Realism”. “The Genetics Book of Dead” è invece il titolo del contributo del celebre biologo evoluzionista Richard Dawkins, ci introduce a una diversa prospettica con cui intendere l’analisi del nostro patrimonio genetico. Se solo potessimo leggere il genoma nel modo appropriato, fa notare Dawkins, potremmo intravedere l’impronta negativa di mondi perduti, una sorta di descrizione degli ambienti ancestrali della specie: il libro genetico dei morti.

Il neuroscienziato computazionale Terence Sejnowski ci introduce all’esplorazione dell’universo degli algoritmi. In fondo, ci dice Sejnowski, un algoritmo è una ricetta step-by-step per raggiungere un obiettivo. Ma cosa ci riserva l’universo degli algoritmi? Potrebbero esserci intere galassie di algoritmi utili che gli esseri umani non hanno ancora scoperto, ma che possiamo attenderci di individuare grazie alla ricerca automatizzata.

“Adaptative Preference”. Il filosofo Steve Fuller suggerisce di attribuire più credito al concetto di preferenza adattativa. Molto di ciò che passa per “saggezza” nella vita potrebbe avere a che fare con essa. Con due suggestive metafore, “uva acerba” e “limoni dolci”, ci indica come apprendiamo dalle esperienze negative, suggerendoci che le preferenze adattative sono con ogni probabilità scalabili, forse anche a livello di intere culture e specie.

La psicologa Susan Blackmore si chiede se è davvero possibile distinguere nell’universo ciò che è frutto di un progetto da ciò che non lo è. Gli occhi sono progettati per vedere? Le ali sono progettate per volare? A queste domande risponde il concetto di “Replicator Power”.

Brian Knutson, professore di  psicologia e neuroscienze all’università di Stanford ci invita a prendere in considerazione il “sé futuro”. Fra cinque anni saremo sempre la stessa persona? E se diventassimo una persona completamente diversa? E se fossimo più simili a un estraneo che a noi stessi? Le persone immaginano che il loro sé futuro sarà simile al loro sé presente, ma  cosa ci dicono le ricerche di neuroimaging sulla “Future Self-Continuity”? Quale è la sua funzione? Può essere manipolata?

Le risposte alla Annual Question “What Scientific Term Or Concept Ought To Be More Widely Known?” possono essere consultate anche in formato digitale, sul sito di Edge.

Raffaele Maurici è presidente di Innovation Agency e membro del comitato direttivo dell’Istituto Italiano di Bioetica.

SCHEDA DEL LIBRO

Titolo libro: This Idea Is Brilliant: Lost, Overlooked, And Underappreciated Scientific Concepts Everyone Should Know

Editor: John Brockman

Publisher: Harper Perennial

Anno di pubblicazione: 2018

Lingua: inglese

Pagine: 544