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Il tessuto produttivo ai tempi di Covid-19

Come sta impattando la crisi sul comparto imprenditoriale? Intervista al Presidente Confindustria Genova Giovanni Mondini

Per comprendere come le aziende stanno affrontando lo stop alle attività produttive, quali siano le reazioni del comparto imprenditoriale locale e nazionale e quali le prospettive future, abbiamo intervistato Giovanni Mondini, Presidente di Confindustria Genova, Presidente del Consiglio di Gestione di San Quirico S.p.A. e Vice Presidente e membro del Comitato Strategico ERG S.p.A.

Buongiorno Presidente Mondini, come vede l’impatto di questa emergenza sulle imprese confederate a livello nazionale e a livello locale?
L’impatto che si è abbattuto sul sistema produttivo è drammatico, si è manifestato in maniera improvvisa con una forza distruttiva e diffusa, creando gli stessi problemi a livello locale, nazionale e internazionale. L’introduzione delle necessarie misure di contenimento per limitare la diffusione del virus hanno determinato un doppio shock negativo: dal lato della domanda e dal lato dell’offerta. Questa combinazione di fattori ha realizzato lo scenario peggiore possibile, facendo avvitare l’economia italiana in una recessione – che temo sarà profonda.

Quante aziende si sono fermate del tutto e quante in parte a causa dell’interruzione della filiera produttiva?
A partire dal DCPM del 23 marzo, circa il 60% delle attività industriali si sono fermate, il restante 40% ha continuato a lavorare a un ritmo ridotto, con le uniche eccezioni rappresentate dalle filiere dell’alimentare e del farmaceutico.

Si stima per il 2020 un -6% sul PIL del Paese e un aumento della disoccupazione fino all’11,2%, sono dati realistici?
La stima è stata elaborata dal centro studi di Confindustria ed è basata sull’ipotesi che la fase acuta dell’emergenza sanitaria termini a fine maggio e che l’attività produttiva riprenda gradualmente da fine aprile a fine giugno. Nel caso in cui la situazione sanitaria non evolvesse positivamente, con questo scenario le previsioni andrebbero riviste al ribasso. Tali stime sono confermate anche da un’analisi elaborata dall’IFO (uno dei principali istituti di analisi economica in Germania).

Come possono sopravvivere a questa situazione le piccole realtà o le start-up innovative in fase di crescita ma ancora troppo deboli per resistere ad un evento traumatico quale una pandemia globale?
Il sistema che ruota intorno all’high tech, sistema molto trasversale, deve assolutamente adoperarsi per tenerle in vita.

Cosa stanno facendo i grandi gruppi industriali per fronteggiare la crisi?
Si stanno preparando per la riapertura; avendo stabilimenti complessi e molto ampi stanno predisponendo le necessarie operazioni per rendere più sicuri gli ambienti di lavoro.

Le aziende attive in questo momento come stanno affrontando l’emergenza? Sono in grado di adeguarsi alle norme governative per limitare il contagio (ad es. DPI, distanze di sicurezza, ecc)?
Le aziende, a partire dal DCPM del 8 marzo e dal successivo protocollo del 14 marzo firmato con le parti sociali, hanno immediatamente provveduto a soddisfare le linee guida indicate. Le aziende sono rigorosamente allineate a tali direttive e i responsabili della sicurezza sul posto del lavoro sono i primi a ritenere mandatorie le disposizioni normative per poter continuare a lavorare. Tuttavia il reperimento dei DPI è risultato spesso difficile se non impossibile. La situazione, però, sembra in netto miglioramento.

Cosa succederà dopo? Come vede lo scenario delle imprese del territorio e nazionali?
È ancora prematuro dirlo ma la situazione è oggettivamente molto preoccupante. Se le stime della diminuzione della produzione industriale per il mese di marzo sono corrette, siamo di fronte al più ampio calo mensile da quando sono disponibili le serie storiche di produzione industriale (1960 !!!). Sarà fondamentale mantenere in vita il sistema produttivo con un piano anticiclico straordinario finanziato con risorse europee, in attesa che tutte le filiere produttive si rimettano in moto con la ripresa degli scambi commerciali a livello globale.

Quali sono gli elementi che saranno fondamentali per rilanciare la competitività del paese?
Per ripartire l’intervento più urgente è quello di fornire sostegno finanziario alle piccole, medie e grandi imprese. L’intervento dovrà essere ingente e il ruolo del credito bancario è fondamentale. Tuttavia, le banche erogheranno credito solo se si sentiranno protette dal rischio di un’impennata dei crediti deteriorati; se non erogano, la crisi diventerà irreversibile, con un sicuro aumento dei crediti deteriorati, determinando così un circolo vizioso. Come uscirne? Se ne sta discutendo proprio in questi giorni: con garanzie statali.

Intravede in questo scenario drammatico uno spiraglio positivo grazie a questa esperienza: riduzione della burocrazia, digitalizzazione, nuovi sistemi distributivi…
Sulla digitalizzazione nessun dubbio al riguardo, è inevitabile un salto culturale in questa direzione, verso una digitalizzazione sempre più spinta, con effetti sicuramente positivi. Sulla burocrazia è una speranza: abbiamo bisogno di così tanti investimenti pubblici per rilanciare il nostro Paese che se non si riduce la burocrazia non partiranno mai: la storia degli ultimi 20 anni ne è testimone. Proprio per questo è solamente una speranza: lo chiediamo ogni giorno da anni, ma i risultati ottenuti sono quasi nulli. Personalmente sono talmente deluso che mi sento oramai poco credibile a dibattere su questo argomento.

Crede che finalmente la ricerca, la tecnologia e l’innovazione (digitale e non) possano divenire centrali per il dopo COVID-19?
Non solo dopo: la tecnologia è necessaria da subito per gestire al meglio l’emergenza e il graduale ritorno alla normalità. In ricerca e innovazione si è sempre investito poco nel nostro Paese (peraltro i maggiori investimenti provengono dalle aziende straniere insediate nel nostro territorio) e quanto è accaduto mi auguro aiuti a incrementare i budget per gli investimenti in ricerca e innovazione che verranno predisposti per i prossimi anni.

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